Il 6 God chiude la sua “residenza” milanese del 2 settembre tra alti e bassi emotivi, colpi di scena sul palco e ospiti come PartyNextDoor e una sorpresa tutta italiana: Sfera Ebbasta.
Certe serate rimangono scolpite nel ricordo ancor prima di iniziare. Basta il buio improvviso, il boato del Forum sold-out, le lancette che scorrono sullo schermo, e l’attesa si trasforma in pelle d’oca. Il 2 settembre, per la quarta e ultima data milanese, Drake ha portato a Milano uno show che si muove tra la maestosità da superstar e l’umanità di un artista che – finalmente – sembra non voler più nascondere le crepe. Dal palco centrale, costruito come un 0, progettato per portare il rapper vicino a ognuno dei suoi fan, si proiettano effetti tridimensionali e giochi di luce immersivi che si alternano a grafiche “da social”. Dalle lancette iniziali che scorrono come un countdown della carriera, fino agli ologrammi, le scritte fluttuanti e un maxi drone a forma di gufo che sorvola la folla, lo show ha una costruzione visiva imponente — ma non sempre sostenuta da un’energia costante. Drake parte forte, snocciolando “God’s Plan”, “Started From the Bottom”, “Headlines”, e poi mescola brani più intimi (Marvins Room, Feel No Ways) con instant bangers come “SICKO MODE” e “Way 2 Sexy”. Ma il concerto, nel suo complesso, procede “a scatti”. Le hit accendono il pubblico, ma tra un’esplosione e l’altra si insinuano momenti interlocutori, cali di tensione e brani meno incisivi che lasciano la sensazione di un racconto che si interrompe e riparte, senza una vera progressione narrativa. In apertura, spazio al canadese PartyNextDoor, storico collaboratore OVO, che scalda la platea con una manciata di brani tra soul e trap’n’b. Non fa grandi proclami, non ha bisogno di presentazioni: la sua presenza sul palco è silenziosa ma elegante, una parentesi coerente con l’universo sonoro di Drake. Il momento da ricordare arriva nel secondo atto dello show: Drake chiama sul palco Sfera Ebbasta, accolto da un boato clamoroso. I due si abbracciano, si scambiano gesti d’intesa, e poi il Forum esplode definitivamente quando Sfera parte con un mini-set da tre brani:
- G63
- Non metterci becco
- Visiera a becco
Una sequenza da manuale che trasforma il concerto in un evento generazionale, e sancisce simbolicamente il riconoscimento di Sfera non solo come leader della trap italiana, ma come figura riconosciuta anche oltre confine. ggi è un artista più umano, più fragile, meno iconico, ma anche più reale.
Il suo show è un flusso intermittente, in bilico tra grandiosità instagrammabile e monotonia non filtrata. A tratti epico, a tratti irrisolto. In un mondo dove tutto dev’essere perfetto, Drake si prende il rischio più grande: mostrarsi imperfetto. E forse è proprio questo il punto. Milano lo ha applaudito per le sue hit, certo, ma forse anche per quel lampo di vulnerabilità che oggi lo rende un po’ meno “dio” e un po’ più uno di noi.
E chissà, magari è proprio lì – tra i vuoti e i picchi – che risiede la sua nuova forza.
