C’è qualcosa di profondamente coerente nel momento che sta vivendo Ditonellapiaga, anche se la parola che più spesso ricorre quando si parla della sua musica è “contraddizione”. Ironica e malinconica, pop e outsider, cantautrice e performer, Margherita Carducci arriva a Rivoli nel pieno di un 2026 che l’ha vista tornare stabilmente al centro della scena italiana. E il concerto di giovedì sera al Parco Salvemini, all’interno della rassegna Sguardi Live, ha confermato una sensazione che il terzo album Miss Italia aveva già lasciato intuire: dopo qualche incertezza, la sua traiettoria artistica ha ritrovato una direzione precisa.
D’altronde, l’anno era iniziato nel migliore dei modi. Il ritorno a Sanremo con Che Fastidio! l’ha portata fino al terzo posto finale, mentre la rilettura di This Lady Is A Tramp con TonyPitony ha conquistato la serata delle cover. Ma è soprattutto Miss Italia ad aver segnato il vero punto di svolta. Un disco che prende il titolo da un simbolo di perfezione e conformità per raccontare esattamente il contrario: il senso di inadeguatezza, il fallimento, il sentirsi sempre “non abbastanza”. Un lavoro che ha rimesso a fuoco quella scrittura pop intelligente che sembrava essersi parzialmente smarrita nel precedente Flash, restituendo all’artista romana la capacità di muoversi tra immediatezza e ricerca senza sacrificare nessuna delle due.
Dal vivo questa doppia anima emerge ancora più chiaramente. Ditonellapiaga sale sul palco con la sicurezza di chi ha finalmente trovato un equilibrio tra il personaggio pubblico e la persona che lo abita. Non c’è bisogno di costruire artificiosamente una narrazione: le canzoni fanno già tutto da sole. E così Tropicana Hotline diventa una stoccata affilata all’ossessione contemporanea per il gossip e l’esposizione permanente, mentre Le brave ragazze recupera tutta l’estetica electro-pop anni Dieci che ne aveva fatto uno degli episodi più riusciti del nuovo disco.
La forza del live sta proprio nella capacità di trasformare materiale già solido in qualcosa di più fisico e immediato. Le produzioni elettroniche acquistano spessore, i ritornelli trovano una dimensione collettiva e la componente ironica che attraversa gran parte del repertorio si traduce in una presenza scenica naturale, mai caricaturale. Ditonellapiaga non forza il ruolo della popstar e forse è proprio questa la sua qualità migliore: riesce a giocare con le dinamiche dello star system senza lasciarsene divorare.
Le parole con cui aveva raccontato la genesi di Miss Italia trovano una conferma evidente sul palco. Il desiderio di fermarsi, di rallentare, di recuperare un racconto più autentico di sé convive con la volontà di riflettere sulle aspettative e sulle pressioni che accompagnano l’esposizione pubblica. Temi che, in un’epoca in cui il pop sembra spesso correre più veloce delle persone che lo producono, assumono un peso particolare.
A Rivoli, però, non c’è alcun senso di pesantezza. Al contrario. Il concerto scorre leggero, dinamico, capace di alternare introspezione e slancio danzereccio senza perdere coerenza. È il segno di una maturità artistica raggiunta senza rinunciare alla propria identità sfuggente e multiforme.
In fondo, il paradosso di Ditonellapiaga è tutto qui: raccontare il disagio di non aderire mai a un format e riuscire proprio per questo a costruirne uno tutto suo. E se Miss Italia rappresentava il tentativo di mettere ordine nelle proprie contraddizioni, il palco dimostra che quelle stesse contraddizioni sono oggi la sua più grande forza. A giudicare dalla risposta del pubblico di Rivoli, anche la più convincente.
Photo Credit Marco Ritoli





















Cerco di raccontare in un’unica immagine le diverse emozioni che ogni persona prova…
