Giugno 25, 2026
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Dopo tre anni di distanza da Romantico, Aiello torna con Scorpione, il suo nuovo album disponibile da oggi in digitale e in formato fisico autografato. Un progetto che segna un nuovo passaggio nel percorso del cantautore calabrese, sempre più vicino a quell’immaginario R&B e soul che ha accompagnato la sua scrittura fin dagli inizi, ma qui riletto attraverso una produzione più essenziale e contemporanea.

Scorpione arriva, infatti, come un disco di trasformazione personale prima ancora che musicale. Già dal titolo, che richiama l’ascendente astrologico dell’artista e tutto ciò che porta con sé in termini di intensità emotiva e introspezione, emerge la volontà di raccontare un percorso più consapevole e personale, in cui il dolore smette di essere un luogo in cui restare bloccati per trasformarsi invece in un punto di partenza da cui ricostruirsi. Non ci sono grandi drammi esasperati o racconti distruttivi della fine di un amore: Aiello sceglie invece di soffermarsi sulla rinascita, sull’amor proprio e sulla possibilità di ritrovarsi dopo aver attraversato il caos.

Nove tracce che si muovono tra malinconia, rabbia, abbandono e leggerezza, ma mantenendo sempre un equilibrio molto preciso. Le produzioni curate insieme a BRAIL diventano più pulite e minimali, lasciando maggiore spazio alle atmosfere e soprattutto alla voce. Una scelta che accompagna bene l’estetica generale del progetto, costruita attorno a influenze R&B internazionali senza però perdere il legame con il cantautorato pop italiano.

Ad anticipare l’album erano stati “Come ti pare”, “Sentimentale” con Levante e “Giganti”, tre brani che già lasciavano intuire questa nuova direzione artistica. In particolare “Sentimentale” rappresenta uno dei momenti più riconoscibili del disco: le due voci convivono bene proprio perché condividono la stessa intensità emotiva. “Giganti”, invece, si muove su coordinate più intime e riflessive, lavorando soprattutto sulle immagini e sul senso di distanza emotiva che attraversa gran parte dell’album.

L’apertura con “ADL (Artisti del Love)” definisce subito il tono del progetto: una traccia sospesa, costruita più sulle atmosfere che sulla forma, che mette al centro il racconto emotivo. Una scelta coerente con l’intero disco, che privilegia la dimensione immersiva e sensoriale rispetto a strutture più immediate o radiofoniche.

Tra i momenti più riusciti c’è sicuramente “Fiammiferi” con Antonia, focus track del progetto. Qui la componente R&B emerge con ancora più forza: la produzione resta soffusa mentre le due voci si alternano con naturalezza, senza mai sovrastarsi. Il risultato è un brano elegante e molto coerente con l’identità sonora che Aiello cerca lungo tutto l’album.

Diverso invece il discorso per “Scorpione”, realizzata insieme a Leo Gassmann. Il pezzo lavora molto sul contrasto tra le due interpretazioni vocali e assume quasi un valore simbolico all’interno del progetto. Non è soltanto una collaborazione inserita nella tracklist, ma uno dei brani che meglio sintetizza il senso dell’album: vulnerabilità, trasformazione e ricerca di equilibrio.

“Sotto sotto”, il singolo attualmente in rotazione radiofonica, alleggerisce invece il tono generale del disco. Pur restando coerente con l’universo emotivo di Scorpione, è probabilmente il brano più immediato della tracklist, quello che più richiama immagini estive e leggere.

Nella seconda parte dell’album trovano spazio canzoni come “Arrivederci Mostro” e “Mille Uragani”, dove Aiello si mostra ancora più diretto e vulnerabile. Qui emerge soprattutto la componente cantautorale della scrittura: meno attenzione all’impatto immediato e più spazio alle immagini, alle pause e ai dettagli emotivi. Sono brani che confermano la volontà dell’artista di lavorare per sottrazione, lasciando parlare soprattutto le sensazioni.

Nel complesso, Scorpione è un album ordinato, coerente e molto personale, che non punta alla ricerca del colpo di scena ma alla definizione di un’identità più chiara e matura. Aiello sceglie di abbandonare parte delle sovrastrutture emotive che avevano caratterizzato il suo passato artistico e costruisce un disco più essenziale, ma proprio per questo probabilmente anche più autentico.

Un lavoro che sembra nascere dalla necessità di fare pace con le proprie ombre senza smettere di raccontarle.

Articolo a cura di Natalia Ameduri

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