Il palco del Flowers Festival si è trasformato ieri in un giardino sonoro dove stili, linguaggi e generazioni si sono incontrati e intrecciati. Tre nomi, tre visioni musicali: la giovane Lorenzza, l’eclettica e raffinata Joan Thiele, e il cantautorato urbano di Franco126. Una serata capace di raccontare le nuove sfumature della musica italiana, tra energia, introspezione e poesia.
Lorenzza – Flow e consapevolezza
Ha solo ventun anni, ma Lorenzza sa già come lasciare il segno. Italo-brasiliana, con una presenza magnetica e una voce che alterna dolcezza e graffio, ha portato sul palco l’energia di chi ha fame di musica e verità. Il suo EP A Lorenzza (2024) è un piccolo manifesto personale: testi crudi ma anche ironici, beat contaminati, uno “swing da marciapiede” che attraversa rap, trap e funk carioca. Con versi come “le persone più belle sono quelle rotte”, Lorenzza mostra già una scrittura che sa di strada e di intimità, di vissuto e urgenza espressiva.
Il suo stile? Lei stessa lo definisce “rap italiano con flow de Janeiro” – e in effetti il mix di radici sudamericane e suono metropolitano italiano è la sua firma. Una presenza in rapida ascesa, tra chi la acclama come voce nuova del femminile urbano, e chi ne discute la maturità dei testi. Ma al Flowers ha convinto: padrona del palco, ha trasformato ogni barra in un momento di presenza pura.
Joan Thiele – Eleganza mistica e visione internazionale
Joan Thiele è arrivata sul palco come una visione rarefatta. Il suo set è stato un viaggio cinematografico tra suggestioni soul, indie, r&b e world music, con quell’inconfondibile tocco che rende la sua voce immediatamente riconoscibile. A febbraio 2025 è uscito Joanita, un album interamente in italiano che segna un’evoluzione netta nel suo percorso: registrato tra l’Italia e Los Angeles, è un disco che mescola riferimenti vintage a sonorità contemporanee, tra chitarre liquide, percussioni elettroniche e atmosfere desertiche.
Il nuovo singolo Allucinazione, uscito pochi giorni prima della serata del Flowers, è una gemma ipnotica: Joan ci entra con grazia, sussurrando e poi espandendosi in un crescendo sonoro avvolgente. È qui che la sua dimensione “mistica” si fa evidente: nei suoni sospesi, nella cura estetica, nella spiritualità che trapela da ogni arrangiamento. Joan Thiele non canta semplicemente: incanta.
Franco126 – Lo spleen urbano che sa ancora commuovere
A chiudere la serata è stato Franco126, che ha portato sul palco la poetica disillusa e romantica del suo ultimo album Futuri Possibili (marzo 2025). Un lavoro maturo e stratificato, che segna il punto di contatto tra la sua anima da ex ragazzo delle crew romane e il nuovo ruolo da cantautore pienamente consapevole. Con brani come Blu Notte, Vino Rosso e le collaborazioni con artisti come Coez, Fulminacci, Giorgio Poi ed Ele A, Franco continua a raccontare la città, i suoi vuoti e i suoi amori, con una scrittura semplice ma carica di immagini e malinconie.
Dal vivo, la sua voce roca e imperfetta diventa un punto di forza: è autentica, sincera, diretta. Il pubblico canta con lui ogni parola, come se ogni verso fosse già diventato memoria collettiva. Il palco del Flowers, in quel momento, è sembrato un salotto romano aperto al mondo.
Una serata di metamorfosi e identità
Il Flowers Festival ha regalato al pubblico una serata che ha attraversato il presente musicale italiano con uno sguardo autentico e plurale. Lorenzza ha portato la voce fresca e ribelle della Gen Z urbana. Joan Thiele ha disegnato traiettorie visionarie e intime, fluttuando tra il sacro e il sensuale. Franco126 ha dato forma a una generazione sospesa tra nostalgia e possibilità.
Tre artisti, tre strade diverse, ma un solo filo conduttore: la voglia di raccontare sé stessi senza filtri, con stile, grazia e coraggio.
Photo Credit: Samuele Giglio




























