C’è chi in cantina ci va per degustare. E poi c’è Max Casacci, che invece la trasforma in un club visionario dove il vino… si ascolta. È successo tutto sul palco del Dacord Fest, nella suggestiva cornice dei Castelli di Lagnasco, per una delle edizioni più originali (e sonore) del festival.
Ad aprire le danze, l’ultimo progetto di Casacci – di cui avevamo già parlato su Sconcerto – “Through the Grapevine, in Franciacorta (Earthphonia III)”, un EP che ha il sapore del mosto e il groove delle bollicine.
Niente strumenti musicali: solo botti, cisterne, tappi, trattori, grappoli che cadono e canti di cicale estive. È un viaggio acustico dove ogni rumore legato alla produzione del vino diventa beat, synth, basso. Il suono del mosto che si spreme prende corpo, le bottiglie stappate a ritmo diventano batteria, il rombo del trattore ti fa muovere la testa come in un club.
La focus track, non a caso, si intitola “Trattore (Vendemmia cassa dritta)”, un’esplosione di energia che fa da ponte tra la vendemmia contadina e una techno agricola contemporanea. Un po’ festa popolare, un po’ performance d’arte sonora – e tutto rigorosamente fatto con quello che trovi in cantina, vino compreso.
Casacci, co-fondatore dei Subsonica, non è nuovo a queste imprese: dopo aver sonorizzato la natura e il paesaggio urbano, ora trasforma il vino in musica, lavorando come un artigiano del suono, microfono ultrasensibile alla mano, orecchie sempre aperte e voglia di sorprendere.
The Originals: quando la musica sa da dove viene
Se dici reggae in Italia, due nomi ti vengono subito in mente: Africa Unite e The Bluebeaters. Ora immagina che si uniscano in un progetto comune: il risultato è The Originals, una superband che non gioca a rincorrere le mode, ma celebra con cuore e stile le radici della musica in levare.
A raccontarlo, direttamente dal palco del Dacord Fest, è stato Bunna, voce storica e anima degli Africa Unite, con cui Giustina Terenzi ha scambiato qualche battuta tra soundcheck e vibrazioni di fine luglio.
“The Originals è un modo per tornare all’essenza. Per ricordarci da dove veniamo, ma anche per divertirci come all’inizio, quando la musica era tutto e bastava una chitarra e un po’ di groove per sentirsi a casa,” racconta Bunna, sorridendo sotto il cappello di paglia che non lo abbandona mai.
E sul palco quella casa l’hanno costruita davvero: pezzo dopo pezzo, i The Originals hanno portato al pubblico uno show caldo, compatto, pieno di storia ma mai nostalgico. Il ritmo era quello giusto, il suono rodato, e la sensazione, forte, che questa sia una band che non guarda al passato con malinconia, ma con rispetto e grinta. Nessuna operazione revival, solo ottima musica fatta da chi ne conosce le fondamenta.
Giulia Mei & Anna Castiglia: le Commari che incantano (e accarezzano)
A chiudere il festival, Giulia Mei e Anna Castiglia, due cantautrici che – sarà la Sicilia, sarà l’intesa – insieme brillano di una luce tutta loro. Le Commari, hanno portato sul palco non solo la loro musica, ma anche uno sguardo complice, ironico e poetico sul mondo che ci circonda.
Con “Nun tu scuddari”, tra armonie delicate e parole che arrivano dritte, è subito chiaro che non si tratta di un semplice duo: è una fusione artistica autentica, fatta di voci che si abbracciano, sorrisi complici e una sensibilità fuori dal comune.
Poi arriva il momento della cover: “A finestra” di Carmen Consoli, e all’improvviso il cortile dei Castelli di Lagnasco profuma di Sicilia. Il pubblico si lascia cullare da quelle note familiari, si ride e ci si commuove. È come se il palco diventasse il balcone di una casa in cui tutti, anche solo per un attimo, si sono sentiti ospiti e parenti.
E sì, mancavano solo gli arancini, ma tra un accordo e l’altro sembrava quasi di sentirne il profumo.
Giulia Mei, con il suo pianoforte e il suo sarcasmo gentile, e Anna Castiglia, ironica, disarmante e sempre autentica, sono due voci femminili della nuova scena cantautorale da tenere d’occhio. Perché sanno parlare di amore, di nostalgia, di rabbia e di futuro con parole semplici ma mai banali. E perché, quando cantano insieme, il tempo sembra fermarsi.

Dalla sicilia con furore (come una Bruce Lee della musica), trasportata da tutte le note del pentagramma in tutto quello che è musica. Mi troverai sempre sottopalco.
