Ieri, abbiamo intervistato i MITCHO in occasione della prima data del tour del loro nuovo EP, Inverno, all’Imbarchino di Torino. Il gruppo è formato da: Roberto Miccio (voce), Alessio Morabito (chitarra elettrica), Pietro Coluccia (tastiere), Leonardo Mauro (basso) e Bianca Massari (percussioni).
Voi stessi, parlando dell’EP, avete detto che “Inverno non ha età e non è nessuno perché non si sente niente”, ma come è nata l’idea di questo personaggio e di raccontare la sua storia?
(Roberto) L’idea è nata principalmente da me, che ho messo più mano sui testi dall’inizio: c’era il bisogno di creare un alter ego – anche per staccarsi un po’ dal progetto solista – e di provare a guardare tutti, come un faro, questo bambino che rappresenta la ricerca dei ricordi legati all’infanzia. Quando ci siamo messi ad un tavolo l’anno scorso, dopo il tour di Nemesi – quando ancora Bianca – non era con noi, noi quattro ci siamo detti: “facciamo questo EP, facciamo qualcosa di diverso”. Perché abbiamo bisogno di qualcosa che rappresenti quello che siamo adesso e la nostra musica non più da solista, e cercare di far vedere cosa siamo capaci di fare in una band. Cioè, poco, però (ride). Penso che queste cinque canzoni penso siano la controprova di quello che siamo insieme.
E come mai questo titolo, Inverno?
Perché nella ricerca di questa oniricità e nella ricerca di questo ritrovarsi, la stagione che più ci sembrava arrivare a questo concetto è quella in cui ci si si ritira un po’ anche dal punto di vista naturale: in letargo si cerca di lavorare su se stessi per poi uscire d’estate. E poi infatti siamo usciti.
(Leonardo) D’inverno si sogna anche.
(Pietro) Ed è anche una stagione trasformativa, se vogliamo.
(Roberto) Esatto, è anche un po’ metaforico l’inverno.
Dunque, l’EP rappresenta un viaggio onirico nell’infanzia, dove la memoria ha un ruolo fondamentale. Questa è più un peso, un rifugio o un passaggio obbligato?
Per noi è stato un passaggio abbastanza naturale e necessario per quello che ci siamo stabiliti di fare come band. Con questo non intendo soltanto il fatto che il progetto da verticale passa ad orizzontale e non c’è più qualcuno che magari traina più degli altri, ma siamo un po’ tutti. Poi magari per forza di cose, anche essendo il frontman, sono più esposto, però anche stasera avevamo pensato a un allestimento del palco in cui effettivamente non c’era tanto questa distinzione. Poi ovviamente il parco è piccolo, però nel momento in cui avremo un palco più grande cercheremo di stare tutti e cinque.
Inverno è un concept album, dove ogni traccia è una sorta di tappa di questo viaggio, che mantiene però una sua identità rispetto alle altre. Avete composto i brani secondo un ordine preciso o si sono composte in seguito?
(Alessio) Sono stati scritti un po’ come ci veniva in sala prove. Rob aveva delle basi di chitarra acustica e voce e poi tutti insieme ci mettevamo lì e scrivevamo; a volte i pezzi sono stati stravolti completamente. Altri pezzi, invece, sono nati da noi, dal nulla in sala prove, e ci piacciono molto. Abbiamo creato in base a quello che ci veniva naturalmente tutti insieme.
Parlando invece del progetto MITCHO, questa è la prima volta che suonate e componete come band. Come è stato passare da un progetto singolo ad uno collettivo?
(Pietro) È stato divertente. Già quando ci siamo messi a lavorare su Nemesi, abbiamo dovuto fare tutto il lavoro di riarrangiamento delle produzioni; quindi, già un po’ del nostro ci avevamo messo. Abbiamo cercato di essere il più possibile fedeli alle produzioni, però comunque c’era tanta roba elettronica, mentre noi eravamo principalmente acustici, quindi abbiamo dovuto fare dei cambiamenti. Su questo nuovo EP invece il lavoro è stato simile in parte perché, comunque, Rob è venuta con delle idee, quindi noi abbiamo lavorato di scrittura e riarrangiamento; diciamo che abbiamo intensificato quel lavoro che in realtà avevamo già iniziato. Normale, invece, l’abbiamo scritto veramente di getto in sala perché Ale si è messo a fare un giretto di chitarra e io ho risposto con la tastiera e così abbiamo scritto il pezzo. Quando prima ho parlato di Inverno come trasformativo è perché questo EP è effettivamente una trasformazione anche nostra come band, che passiamo dal riarrangiare al comporre. Però non siamo arrivati al punto in cui componiamo proprio tutto da zero, tutti insieme. Questo è già una via di mezzo ed è parte della trasformazione. Poi in realtà il discorso EP si conclude con l’EP stesso: le canzoni sono tutte collegate e hanno una loro fine.
E da quanto suonate insieme? Qual era la prima formazione, quella originale?
(Roberto) Io e Alessio abbiamo fatto il liceo insieme a Roma e lì, nel 2020, abbiamo suonato insieme una volta in una specie di house concert. Doveva essere il nostro picco, invece poi c’è stato il lockdown. Poi ci siamo ritrovati a Torino. Quindi, in realtà, a livello ufficiale forse c’è stata una prima versione del progetto MITCHO in band con Leo.
(Leonardo) Sì, c’è stata una prima versione di MITCHO non solista in trio, con me al basso e Francesca Petrocci (di Frenesi) alla batteria. Ma non abbiamo portato a casa nessun live.
(Roberto) Poi è entrato Ale, poi Pit e alla fine Bianca. La matrice comune di tutto ciò è lo spazio culturale Comala a Torino perché io lavoravo lì con suo fratello (di Pietro) che e ci ha messo in contatto con lui. Leonardo è tutt’ora fonico di Comala e Alessio ci ha lavorato. Bianca, invece, è entrata nel nostro progetto in corsa, mentre scrivevamo l’EP, e ha rivoluzionato il live. Avere una batterista completa, professionista, che fa effettivamente quello che ci mancava e che ci è mancato per un anno, a livello di percezione del live ha cambiato tantissimo.
Nella nostra recensione su Sconcerto, ma in generale su vari articoli su MITCHO, si parla spesso di una sorta di tensione tra il classico e il contemporaneo, voi come lo percepite? Vi sentite più in linea con l’aspetto più cantautorale o quello elettronico o nessuno dei due?
(Leonardo) Questo si spiega con il percorso che ha attraversato questa formazione: tiene un po’ conto del passato, ovvero del progetto che aveva da solo Rob, chitarra voce, dove c’è sicuramente l’influenza cantautorale che permane tutt’ora. Ma cerca anche di tener conto del futuro verso cui sta dando questo progetto. Comunque noi veniamo tutti da background musicali molto diversi e inevitabilmente questo si sente: ognuno porta la sua impronta sul progetto, è un po’ il mix di tutte queste cose. Dal cantautorato classico ci stiamo muovendo verso… non lo sappiamo neanche noi, vedremo.
Quali sono state le influenze per questo EP in particolare? Qualcosa che avete ascoltato e che pensate sia entrato in Inverno.
(Leonardo) Io mi ricordo che prima di scriverlo Rob disse: “Voglio fare una roba tipo il nuovo dei Fontaines D.C.”. Quella, secondo me, è stato un’influenza importante.
(Roberto) Sicuramente Bon Iver per me nelle scritture, tantissimo, poi Fointaines e Novo Amor, un cantautore gallese.
Ma non italiani comunque. Per voi invece?
(Pietro) Io sono influenzato come musicista: nel momento in cui mi metto a suonare metto il mio, che è un’elaborazione di tutta la musica che ho ascoltato nei vari anni, quindi non è che abbia pensato in particolare ad una cosa.
(Bianca) Io ascolto abbastanza di tutto. Però sì, tutto quello che abbiamo ascoltato poi esce fuori in qualche modo, lo mettiamo in pratica. Per cui non saprei dire cosa in quel periodo, ma sicuramente anche metal.
L’EP non è solamente un EP, ma è anche un fumetto. Come è nata l’idea? Insieme al all’idea stessa di Inverno, in fieri o successivamente.
(Roberto) È nata po’ dopo, ma in realtà neanche troppo. La mia idea di partenza era di rappresentare questo personaggio, questo alter ego, con dei video animati, ma presupponeva un certo budget. Quindi poi un giorno mentre stavo visualizzando quale poteva essere la composizione e l’ordine delle canzoni e di tutta la storia d’Inverno e della cornice narrativa, avevo proprio in testa delle scene che mi sarebbe piaciuto rappresentare. Per questo abbiamo pensato di chiamare Eterogenesi, questa realtà torinese che fa fanzine editoriali. Loro hanno sposato il progetto da subito e hanno curato la parte d’identità grafica, perché ognuno deve fare il suo ed è inutile occuparsi di qualcosa che effettivamente non è il nostro territorio. Quindi abbiamo deciso di affidarci e mi sembra che l’identità grafica dell’album sia abbastanza esplosiva, rimane in testa. La cover arriva subito, non devo immaginarla, né ricomporla nella mia testa, è quella.
Ultima domanda, se doveste paragonare inverno a un film, a un libro o una scena in particolare? A cosa cosa pensate immediatamente?
(Bianca) Giusto riguardo al fumetto, le ultime due pagine sono proprio la scena finale di “2001: Odissea nello spazio”. Da grandissima fan del film ho pensato subito a quello.
Inverno è disponibile dal 6 maggio su tutte le piattaforme digitali e Bandcamp e, per il momento, potrete ascoltarlo live ad Alba (Urtija), Settimo (Alingana Festival) e Savigliano (Atipico Festival).
Articolo a cura di: Emma Salone
Photo Credit: Maurizio Lesto De Angelis
















Maurizio Lesto De Angelis: laureato al D.A.M.S., “schiavo de regggìa”, torturo chitarre, scatto foto.
