Procede a gonfie vele la rassegna musicale e di eventi artistici che impreziosisce le serate estive della città etnea. Il già ricco cartellone di spettacoli, che ancora fino alle prime settimane di settembre vedrà animare la scena notturna catanese, ha conosciuto nella serata del 6 agosto un’impennata di valore grazie alla programmazione di una primizia per il pubblico siciliano, con l’arrivo nell’isola del musicista ‘rivelazione’ della stagione 2025: Lucio Corsi.
La prima volta merita sempre una sottolineatura speciale e alla fine della serata non si può altro che riconoscere l’avvenimento di un incontro di grazia.
Sul fenomeno Corsi ci si interroga ormai da settimane e da mesi e con crescente dedizione, almeno da quando il successo guadagnato nella maggiore kermesse nazionale di musica leggera e l’acclamazione ottenuta sul palco di Sanremo ha consentito di far uscire l’artista toscano allo scoperto, per condurlo all’attenzione del grande pubblico.
L’ottimo piazzamento riscosso all’Eurovision Song Contest ha ulteriormente rafforzato l’ampiezza del bacino di pubblico raggiunto dalla musica di Lucio Corsi, ma resta il fatto che l’esperienza diretta dell’incontro dal vivo e l’occasione di assistere al concerto live mantengono ampiamente la sensazione dell’andare incontro a una scoperta sorprendente.
E, a mano che lo spettacolo infila una dietro l’altra le perle di piccoli gioielli musicali creati dal brillante artigiano di musiche e parole, è inevitabile che riparta nuovamente la catena delle domande e il gioco degli accostamenti.
Ma cos’è che rende evidentemente eccezionale l’arte di Lucio Corsi?
Quanta originalità esprime la sua performance di scena e quanto pure sembra già ricordare qualcosa di noto e di familiare, specialmente per chi mantiene la memoria delle icone punk dei mitici Settanta? Quanta dose di eccentricità si mescola con una pasta melodica che ha radici nel terreno fertile di un’autorialità italiana che, qua e là, sembra fare capolino dietro le maschere che l’artista porta sul palco?
E quanta abilità nei capovolgimenti tra realtà e finzione, tra osservazione del mondo e slancio verso la fantasia rende così impressiva quell’arte musicale di Lucio che pure dichiara la sua vocazione alla teatralità fin dal suo primo apparire sulla scena, portando alla vista degli spettatori una silhouette fantasmatica che invita continuamente a vestire gli abiti del camuffamento.
Ed è intuitivo che non si tratti di un mascheramento fine a se stesso, ma di un espediente che vale come invito a trascendere l’ovvietà, come indicazione di una via necessaria da intraprendere per intendere quanto più a fondo possibile le misure di significato e di valore che le mille pieghe della realtà conservano, se viste con l’occhio dell’immaginazione e della fantasia.
Scaramouche, Scaramocuhe will you do the Fandango?
Ebbene sì: il Fandango di Lucio è un invito a uno straordinario viaggio fatto di visioni e di trame fantastiche, dove pian piano la musica conduce in alto e la narrazione si fa appello a staccare i piedi da terra.
Voli delicati e incursioni in mondi paralleli che si librano tra terra e cielo, in spazi incantati dove il “vento non è un freno ma è una spinta”, dove si scivola agilmente tra le note come nuvole leggere.
Lo spazio artistico aperto da Lucio Corsi è già tutto manifesto in quelle voluminose spalline che rendono vibrante l’ingresso sul palco dell’artista e che hanno reso nota al grande pubblico quella maschera di scena indossata. Spalline rosso carminio che, però, altro non sono che autentiche ali, le quali spingono ad avventurarsi sulle onde di una leggerezza da sogno.
Un po’ Bowie, un po’ punkettaro; un po’ icona glam un po’ muppet: ma è bello intravedere anche dietro la traccia autoriale di Corsi il riaffiorare carsico di quella autorialità brillante di ‘casa nostra’ che davvero è rimasta per troppo tempo inibita ed inghiottita dal mainstream commerciale e che ci ricorda che abbiamo da rispolverare orgogliosamente, lungo le tante scie luminose della nostra musica d’autore, l’irriverente ironia di un Gaber e la teatralità trasgressiva di un Renato Zero.
Perciò, il live è anch’esso esperienza musicale che lascia la sensazione di essere trascinati sulla soglia di una parentesi surreale e che di certo convince nel suo procedere in una direzione controcorrente e di libertà artistica.
Il primo incontro non si dimentica: il pubblico che ha affollato il Giardino Bellini scende dal viaggio con sguardo sognante, in attesa che il mago Corsi ritorni per il prossimo spettacolo.
