Luglio 13, 2026
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Un unico movimento di macchina attraversa il tetto senza interruzioni: la camera sfiora i musicisti, si ferma sul volto di Coez, accarezza un trio d’archi, passa tra batteria e synth, intercetta Colombre e poi torna indietro. Sullo sfondo si apre Firenze, dominata dalla Cupola di Santa Maria del Fiore, mentre prende forma “Niente da nascondere”, uno degli inediti di “From the Rooftop 3”, il nuovo capitolo del progetto che Coez porta avanti dal 2016.

Nato poco prima dell’esplosione di “Faccio un casino”, il format è diventato nel tempo uno spazio parallelo rispetto alla produzione più canonica del cantautore romano: un laboratorio in cui le canzoni vengono svuotate dell’impatto da studio per trovare una dimensione più diretta, essenziale e viscerale. Dopo il secondo volume del 2022, “From the Rooftop” torna ora con una veste ancora più ambiziosa, sia sul piano sonoro sia su quello visivo.

Brani come “Parla piano / You Are My Lady”, reinterpretato insieme a California, cambiano completamente atmosfera grazie a giochi di fuoco, controcampi e riprese aeree, mentre “Le parole più grandi” riporta tutto a una dimensione più intima, sospesa sopra il tetto del Grand Hotel Baglioni di Firenze. Il risultato è un racconto che tiene insieme cantautorato, rap e pop, attraversando riferimenti musicali differenti senza perdere coerenza.

Coez nega collegamenti diretti con il celebre rooftop dei Beatles, anche se l’immaginario resta inevitabilmente presente. Più esplicito invece il dialogo con la tradizione della canzone italiana: in “Niente da nascondere” emerge infatti un richiamo a “La donna cannone” di Francesco De Gregori, segnale di quella continua contaminazione tra scrittura d’autore e linguaggio contemporaneo che attraversa tutto il progetto.

Alle origini, “From the Rooftop” era qualcosa di estremamente semplice: voce, chitarra, una loopstation e YouTube come principale canale di diffusione. Coez racconta di aver iniziato quasi in modo artigianale, con l’idea di riportare i brani a una forma più nuda e spontanea. Col passare degli anni il format si è evoluto, trasformandosi in un progetto strutturato e persino discografico, senza però perdere la sua natura laterale, quasi da “B-side” emotiva rispetto ai lavori ufficiali.

Per questo l’artista rifiuta la definizione di semplice set acustico. Dentro “From the Rooftop” convivono archi, pianoforti, synth, chitarre elettriche e persino elementi elettronici come l’808. Più che un unplugged, il progetto diventa un esercizio continuo di rilettura: le canzoni vengono trasportate altrove, cambiano pelle, ma mantengono intatta la loro identità.

Negli anni Coez ha costruito anche una sorta di grammatica interna del format. Ogni capitolo deve contenere anime differenti: il rap, la componente indie, le cover, gli inediti e le collaborazioni. Non tutti i brani, però, riescono a sopravvivere a questa trasformazione. Per “From the Rooftop 3”, sviluppato insieme a Colombre nell’arco di quasi un anno, molte tracce e collaborazioni sono state accantonate perché non trovavano il giusto equilibrio una volta riportate sul tetto.

La tracklist definitiva comprende “Niente da nascondere”, una nuova versione di “Faccio un casino”, “Blatte” insieme a Colombre, “Cielo di sabbia”, “Parla piano / You Are My Lady” con California, “Quelli come me”, “Ci vuole una laurea” e “Le parole più grandi”.

Dietro questo progetto si intravede anche una trasformazione più ampia nel percorso artistico di Coez. Lo stesso cantautore riconosce di essersi progressivamente allontanato da una produzione più stratificata per avvicinarsi a una musica più suonata, minimale e istintiva. In questo processo Colombre ha avuto un ruolo centrale, soprattutto per la sua capacità di lavorare sull’improvvisazione e sulla presa diretta.

Ed è proprio la dimensione live il cuore di “From the Rooftop”: ogni performance viene registrata in piano sequenza, senza tagli e senza possibilità di errore. Una tensione continua che coinvolge musicisti, tecnici e performer, costretti a muoversi come un unico organismo. Nonostante la crescita produttiva rispetto ai primi episodi, l’obiettivo è rimasto invariato: creare un rapporto più ravvicinato tra le canzoni e chi ascolta.

In questo senso il progetto rappresenta quasi l’opposto della dimensione da palazzetto. Se nei grandi spazi conta l’impatto, qui tutto vive nei dettagli: il respiro della voce, il peso del basso, il dialogo tra piano e archi. Dopo Roma, che aveva ospitato i primi due capitoli, il format approda ora a Firenze, città da cui partirà anche il tour “Coez Live 2026 – From the Rooftop”, pensato per trasportare questa atmosfera direttamente sul palco.

Per Coez ogni progetto diventa inoltre il ponte verso quello successivo. “1998” gli ha permesso di comprendere meglio la direzione di “From the Rooftop 3”, e allo stesso modo questo nuovo lavoro potrebbe aprire nuove strade future. Crescendo, spiega l’artista, cambia soprattutto il modo di stare dentro la musica: non si tratta più soltanto di scegliere uno stile preciso, ma di capire quali suoni continuino davvero ad appartenergli.

Tra le collaborazioni del progetto spicca quella con California dei Coma Cose, nata quasi casualmente durante la ricerca della voce giusta per reinterpretare “Parla piano / You Are My Lady” con un’attitudine legata al rap anni Novanta. Ancora più naturale invece il legame con Zerocalcare, presente attraverso “Ci vuole una laurea”, brano incluso nella colonna sonora della nuova serie animata del fumettista romano. Un incontro tra mondi creativi che esiste da tempo e che continua ad alimentarsi di riferimenti comuni, tra cultura pop, nostalgia anni Novanta e scrittura generazionale.

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