Ottobre 5, 2026
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Alla Festa di Radio Onda d’Urto il folk di Cisco incontra la memoria irriverente di Giangilberto Monti. Una serata dove le canzoni non fanno da semplice colonna sonora: prendono posizione.

BRESCIA — Ci sono concerti che finiscono quando si spengono le luci. E poi ci sono serate in cui le canzoni continuano a girare in testa mentre la gente torna verso casa. Quella di ieri alla Festa di Radio Onda d’Urto appartiene alla seconda categoria.

Sul palco si sono incontrati Cisco Bellotti e Giangilberto Monti, due musicisti con storie diverse ma una convinzione comune: una canzone può ancora raccontare qualcosa, disturbare, emozionare. E, soprattutto, può rifiutarsi di essere innocua.

Cisco arriva con il suo bagaglio di folk, rock e musica popolare, quello costruito negli anni anche durante la lunga esperienza con i Modena City Ramblers. È una musica che conosce bene la strada, le piazze, le lotte e le storie collettive. Quando parte una canzone di Cisco, il pubblico non è semplicemente pubblico: diventa coro.

Monti gioca un’altra partita. La sua è la canzone d’autore nella sua versione più teatrale, intelligente e anticonformista. Ironia, memoria e politica si mescolano senza chiedere permesso. E nel suo nuovo progetto, Voci ribelli, torna proprio su quelle figure che hanno trasformato la canzone in uno strumento di libertà e di racconto.

Il risultato è un incontro tutt’altro che nostalgico. Perché il passato, ieri sera, non è stato utilizzato come una vetrina di cimeli. È diventato una lente per guardare il presente.

E forse è proprio questo il punto della Festa di Radio Onda d’Urto: qui la musica non arriva mai completamente separata dal mondo che la circonda. Il concerto convive con le discussioni, i libri, la politica, la socialità. Le canzoni possono essere ballate, certo, ma anche ascoltate con attenzione. Possono far cantare e, qualche minuto dopo, lasciare una domanda.

La serata aveva inoltre una dimensione particolare. L’edizione 2026 della Festa è dedicata alla memoria di Jean-Luc Stote e Renata De Marco, due figure importanti per la comunità di Radio Onda d’Urto. Monti era legato a Stote da una lunga amicizia: un dettaglio che rende l’appuntamento di ieri ancora più carico di significato.

Così, tra chitarre, parole e memoria, il concerto ha finito per raccontare qualcosa che va oltre il semplice programma musicale.

Perché le “voci ribelli” di cui parla Monti non appartengono soltanto al passato. E le canzoni di Cisco non sono soltanto repertorio.

Sono una specie di archivio vivente.

Un modo per ricordare chi c’era, raccontare quello che succede e, soprattutto, non smettere di farsi sentire.

Alla Festa di Radio Onda d’Urto, in fondo, è ancora questo il rumore più importante.

Photo Credit Gabriella Liotti

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