Ieri sera, lunedì 19 maggio, Chiello ha concluso il suo tour con una data al Teatro Concordia di Venaria.
Già prima che salisse sul palco l’atmosfera era decisamente viva; un pubblico – prevalentemente di giovani – in forte attesa, vestito con cura secondo lo stile di Chiello, come se fosse una regola non scritta.
Chiello è uno degli artisti più riconoscibili – esteticamente e musicalmente – della scena italiana contemporanea. Nella sua carriera ha attraversato e sperimentato generi e identità: dagli esordi con il collettivo emo-trap FSK Satellite (da cui deriva anche il suo nome Instagram), fino alla trasformazione in cantautore solista. Certo, un cantautore decisamente atipico e lontano dalla tradizione: Chiello canta temi “tipici” e universali come amore, ansia, disagio, ma con un’estetica punk, teatrale e a volte disturbante. La sua voce urla, si spezza, a tratti è storta, ma proprio per questo arriva autentica e vera, senza mediazioni.
Ad aprire la serata c’era Ceneri che, come ho già detto nella recensione del suo nuovo singolo Due lune, è, a mio parere, la migliore emergente del momento. Ha cantato solamente quattro canzoni – Sei acqua, Due lune, Neve e Ghiaccio –, ma è perfettamente riuscita a preparare il terreno per la sensibilità emotiva di Chiello. La sua voce sottile e il suo vibrato emotivo, hanno creato un’atmosfera malinconica, sospesa tra poesia ed elettronica, che ha accompagnato il pubblico verso il mondo di Chiello. Malgrado la sala non conoscesse le sue canzoni, c’è stato un notevole apprezzamento per Ceneri e una sorta di rispetto, forse dovuto all’aver riconosciuto in lei un’artista affine a Chiello per sensibilità. Questa complicità è stata sicuramente tangibile nel magico duetto su Ghiaccio, cantato da Ceneri e Chiello, ma anche da tutto il pubblico.
Dopo questo duetto emotivo, Chiello ha scelto di rompere il “ghiaccio” nel modo più energico possibile, iniziando il concerto con canzoni più energiche come Amici stretti, Succo d’ananas e Crema di buccia. Un inizio prorompente, quasi come se volesse aprire con la versione più vivace e sfacciata di sé, quella con una voce a tratti volutamente acida e storta. Da lì in poi, la scaletta à stata abilmente costruita, seguendo la forma di un percorso ad onde: i brani hanno seguito un’alternanza continua tra momenti più vivaci e momenti romantici ed emotivi (Amore mio, Milano dannata, Xanax, Cancelli). Chiello, in questo modo, ha alimentato la partecipazione del pubblico, mostrando parti diverse di sé e passando da canzoni di generi e di album diversi. Abbiamo assistito ad un saliscendi di energia e intimità, di pathos e di confusione: Ruggine seguita da Mare caldo o Pietra di luna seguita da Poi si romperanno. A questo ha contribuito anche l’apparato scenico, con le luci e le visuals, pensate per accompagnare le sensazioni suscitate dai brani, senza mai sovrastarle.
Il pubblico era estremamente affezionato e partecipe, conosceva a memoria l’intera discografia. Alcuni brani però sono stati più attesi di altri e vissuti con maggiore energia: Amore mio, Insetti e anche le più “vecchie” Acqua salata e Quanto ti vorrei sono state cantate a squarciagola; Ruggine, Poi si Romperanno e Sul fondo dello scrigno, invece, hanno generato anche un piccolo pogo spontaneo, strano ma coerente con l’energia del momento.
È proprio con Sul fondo dello scrigno che Chiello ha deciso di concludere il concerto: un brano malinconico e intimo, ma allo stesso tempo urlato e potente, che rappresenta in pieno la sua estetica e tutto il concerto stesso.
Anche senza dialogare col pubblico, Chiello è riuscito a stabilire un legame diretto, quasi carnale, grazie alla sua forte presenza scenica. Il cantante ha corso per tutto il palco, si è avvicinato ai fan, ha cantato con intensità e sincerità. Il risultato è stato un live sicuramente molto apprezzato da parte del pubblico, che ha avuto un accesso completo al mondo interiore di Chiello, fatto di ironia e malinconia. Quello che ha davvero fatto la differenza, è stato il modo di porsi dell’artista, senza filtri, mostrandosi con sincerità al pubblico ed esponendo ogni brano come una ferita o una parte di sé, senza alcuna paura.
Articolo a cura di : Emma Salone
Photo Credit: Samuele Giglio

















































Fin da piccola appassionata di cantautorato e, forse per questo, per me un bel testo viene prima di tutto. La musica, in fondo, è la forma più naturale di catarsi.
