Maggio 19, 2026
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Carmen Consoli arriva “a casa”, esibendosi sul palco del Teatro Metropolitan di Catania col suo nuovo tour “Amuri Luci”, mentre ancora sulla carta stampata e sui canali web risuonano gli echi della polemica scatenata dalle parti politiche e dagli organi di informazione vicini al governo per quelle note di discorso, evidentemente costruite sul filo dell’ironia, con cui, nei giorni scorsi, in occasione della “lezione” tenuta all’Università di Palermo, sul tema Poesia e musica in Sicilia fra plurilinguismo e stratificazioni culturali, la Cantantessa aveva sviluppato un ragionamento critico sulla debolezza mostrata dalle istituzioni nel sostenere un impegno a favore della consegna di aiuti umanitari alle popolazioni stremate in terra palestinese.  

L’ondata delle polemiche, come è tipico di una certa logica di argomentazione portata avanti dai sacerdoti del potere, ha finito con l’ingaggiare una retorica di contrattacco basata sulla volontà di discredito: parole di un’artista in declino, alla ricerca di una ribalta, si è detto.

Che non valga la pena perdersi dietro la cantilena rancorosa del potere e che per rimettere le cose al loro posto sia meglio ritornare alle cose stesse lo dimostra l’esperienza di ascoltare l’artista dal vivo.

Così, la lezione dell’arte sorpassa ogni altra lezione e, ristabilendo l’ordine delle cose, testimonia con evidenza il valore di una considerazione piuttosto secca nei termini di un giudizio onesto: e cioè che, a guardare i fatti come stanno, chi soffre oggi patologicamente di declino è semmai la Politica (e non questa o quella parte politica, ma la Politica).  Sicché, è lecito pensare che se la Politica avesse l’ambizione di sintonizzarsi un po’ più sulla frequenza di una disponibilità a dialogare con le espressioni dell’Arte, probabilmente avrebbe molto da apprendere circa la opportunità di cambiare parecchi dei suoi registri consueti.

E perciò, in tutti i casi, l’Arte vince e si prende la sua rivincita su tutto.

E la serata di musica offerta da Carmen Consoli nella sua Catania è un pezzo artistico di rara poesia e bellezza. E di questo vale la pena parlare: tutto il resto resta sul piano della chiacchiera d’occasione.

Allora, dell’eccezionalità del progetto artistico disegnato da “Amuri Luci”, come ultimo prodotto dell’artista catanese, si è già parlato tanto e potremmo anche ricordare ciò che se ne è scritto in questo spazio  di incontro (https://sconcerto.it/carmen-consoli-amuri-luci-un-atto-di-resistenza-poetica-in-tre-tempi/).

Ma il live è sicuramente un modo di esperienza speciale per entrare nell’universo musicale che sta dentro un così potente progetto, per assaporarne le vibrazioni, lasciarsi ammaliare e trasportare dentro un viaggio ricchissimo di suggestioni e richiami culturali che affondano nella Sicilia come “terra del mito”.

Il mito è innanzitutto quello delle radici classiche: quello che parla la lingua del greco antico e che sulle tracce di Teocrito fa rivivere le vicende tragiche di Aci e Galatea e ridisegna il dramma passionale di un ciclope innamorato. Il mito è quello della Sicilia del viaggio infinito e delle diaspore, terra di approdi e di obbligati esili; terra di conquistatori e di “vinti”, teatro di belligeranze e di eroi guerrieri ma soprattutto luogo di nostalgia, di ritorni, e di riposi consolanti.

Il mito è anche quello che accompagna la generazione di figure e di icone eterne che attraversano la storia dell’isola: la storia di uomini e donne dalla dignità troppo spesso ferita, di lamenti e rimpianti, di scoppi d’orgoglio e di slanci passionali, di geni dell’improvvisazione e di abili tessitori di inganni.

A proposito di stratificazioni, non è necessario ritornare a segnalare tutta la ricchezza di trame simboliche, di citazioni dirette e di impliciti culturali che fanno di “Amuri Luci” un’opera d’arte figlia di un’artista tutt’altro che in declino, anzi vivissima, potente, straordinariamente vibrante.

Fin troppo riduttivo, oltretutto, limitare la corrispondenza del lavoro portato sulla scena con le intime essenze dell’anima isolana in termini di scelta – certamente coraggiosa – di uso della lingua siciliana. Occorre, appunto, godersi intensamente il live per assaporare le sonorità, le vocalità, i ritmi di un’arte che si modella in ragione di uno studio approfondito delle radici siciliane e che sicuramente esce impreziosita da un tirocinio artistico sviluppato nella tessitura di una relazione di familiarità intima con il canto di Rosa Balistreri. A Gemino Calà spetta poi lo speciale ruolo di arricchire l’armonia musicale con i suoni del marranzano, dei friscaletti, della zummara.

La seconda parte del concerto, con il segnale dettato da un simbolico cambio d’ambito, riporta sulla scena quella Carmen Consoli Cantantessa che abbiamo conosciuto in ormai trenta anni di carriera.

Ma anche in questa parte le “sorprese” non mancano, dal momento che, riguardo alla scelta dei brani da portare sul palco, è quantomeno originale la volontà di riprendere in mano – oltre ad alcuni di quei brani piuttosto famosi che scaldano immediatamente la platea – anche alcuni pezzi della “primissima ora”, spesso riproposti in una modalità unplugged (voce e chitarra), che tornano a rivelare l’autenticità dell’artista, riportandola alla sua originaria “nudità.

Il live è un’esperienza da vivere: un viaggio in due tempi, capace di rapire e di condurre lontano. Basta lasciarsi prendere per mano e lasciarsi portare delicatamente dal canto della “sirena”.     

Photo Credit: Francesco Ceraldi

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