Bruce Springsteen torna sul palco, ma stavolta attraverso le immagini dell’ultima notte del Land of Hope and Dreams American Tour. Il primo capitolo della nuova pubblicazione live, intitolato Philadelphia Freedom Cut, raccoglie la parte iniziale dello show del 30 maggio a Philadelphia, la città scelta per chiudere un tour che ha trasformato il concerto rock in una dichiarazione politica.
Il progetto sarà diviso in quattro parti, con le altre tre attese entro la fine dell’anno. Per ora sono disponibili sette brani, sufficienti a definire immediatamente il tono della serata: l’apertura con “War”, seguita da “Born in the U.S.A.”, “Death to My Hometown”, “Clampdown” dei Clash, “No Surrender”, “Darkness on the Edge of Town” e “Streets of Minneapolis”. Nei primi quattro pezzi Springsteen divide il palco con Tom Morello, presenza ormai perfettamente integrata nella dimensione più combattiva del suo repertorio.
La scelta di Philadelphia non è casuale. È qui che Springsteen ha deciso di mettere il punto finale a un tour costruito attorno alla difesa dei valori democratici e delle istituzioni americane. «Sono entusiasta di pubblicare il nostro ultimo spettacolo del Land of Hope and Dreams American Tour», ha dichiarato Springsteen, sottolineando il significato simbolico della città e definendo il concerto una presa di posizione a difesa della Costituzione, della Carta dei Diritti e della democrazia americana, che a suo giudizio sono minacciate dall’amministrazione presidenziale in carica.
Il risultato è un documento live che mette insieme repertorio, militanza e memoria del rock americano. “War” apre lo spettacolo come un avvertimento; “Born in the U.S.A.” torna a confrontarsi con le contraddizioni dell’identità nazionale; “Clampdown” porta sul palco la rabbia dei Clash; mentre “Streets of Minneapolis” chiude questa prima tranche con uno dei momenti più esplicitamente legati all’attualità politica.
A dirigere le riprese sono Chris Hilson e Thom Zimny, da anni tra i principali artefici della traduzione cinematografica dell’universo live di Springsteen. Sul palco, accanto al Boss e a Morello, c’è la E Street Band al completo: Roy Bittan al pianoforte e sintetizzatore, Nils Lofgren alla chitarra e voce, Garry Tallent al basso, Stevie Van Zandt alla chitarra e voce, Max Weinberg alla batteria, Soozie Tyrell al violino, chitarra e voce, Jake Clemons al sassofono e Charlie Giordano a organo, tastiere e fisarmonica.
A completare il suono ci sono la sezione fiati — Anthony Almonte, Barry Danielian, Eddie Manion, Ozzie Melendez e Curt Ramm — e i cori di Ada Dyer, Curtis King, Lisa Lowell e Michelle Moore.
Philadelphia Freedom Cut non è quindi soltanto la registrazione di un concerto: è il primo tassello audiovisivo di un tour concepito da Springsteen come una presa di posizione pubblica. E il fatto che il sipario sia calato proprio a Philadelphia, luogo simbolico della storia americana, rende ancora più esplicita la cornice scelta dal musicista.
