Un palco dodecagonale a 360° al centro del parterre. Una gabbia di Faraday, formata da led wall ad avvolgere la piattaforma. Questa la trovata dei Radiohead per il loro tour mondiale, che fa tappa (con ben 4 date) all’Unipol Arena di Casalecchio sul Reno. Essere al centro dell’attenzione per coinvolgere i 14mila spettatori suddivisi tra le tribune e il parterre poteva essere una buona idea, d’altra parte già altri artisti (U2, Billie Eilish) l’hanno adottata per i loro tour, ma alla fine non siamo troppo convinti che la cosa abbia funzionato appieno. Siamo d’accordo il buon Thom Yorke ha cercato di girare per mostrarsi al pubblico, ma nel momento in cui si trovata dall’altra parte, lo stage risultava sguarnito e si perdeva un po’ la godibilità dello spettacolo.
Ma passiamo avanti e raccontiamo qualcosa del secondo concerto della band britannica, quella andata in onda sabato 15 novembre. Alle 20.30 in punto si sono spente le luci in sala e nella penombra la band è transitata lungo il pit per raggiungere il palco, raccogliendo la prima ovazione da parte dei fan.
Nei primi due brani (2 + 2 = 5 e Airbag), Thom e compagni sono rimasti “ingabbiati” nella grande struttura metallica, che poi si è alzata andando a sovrastare lo stage e creando visuals sulla testa degli artisti.
La partenza, dobbiamo dirlo, non è stata con il botto. Anzi, almeno per noi che eravamo nel parterre, vicinissimi al palco, il suono è parso cupo e impastato. Poi per fortuna le cose sono migliorate.
Nelle due ore abbondanti di show, i Radiohead hanno snocciolato 25 brani, pescato dai 60 selezionati per questo tour. Alcuni facevano parte della storia del gruppo, altri erano espressione dell’ultima epoca del repertorio. Se dobbiamo dirla tutta, meglio, molto meglio la proposizione delle hit quali No Surprises, Exit Music (for a Film), Street Spirit (Fade Out), Paranoid Android, Nice Dream e The Bends, accolte dal pubblico con entusiasmo e accompagnate da cori che hanno acceso il palazzetto. Qualche perplessità per il resto della scaletta, dove psichedelica e ritmi sincopati, quasi jazzati, hanno reso l’ascolto un po’ meno “easy”.
Detto questo, dobbiamo comunque dire che la band è parsa in ottima forma. Yorke, come detto, ha cantato, suonato e ballato senza alcuna sosta, ammiccando e sorridendo a più riprese. Non da meno i suoi compagni, che si sono divertiti ed hanno divertito la platea.
Insomma, pur con qualche piccola perplessità, una serata piacevole, che avrà altre due repliche (17 e 18 novembre) per i fortunati che sono riusciti ad accaparrarsi il biglietto.
Ecco per concludere la scaletta completa: 2+2=5, Airbag, Jigsaw Falling Into Place, All I Need, Ful Stop, Nude, Reckoner, The Bends, Separator, Pyramid Song, You and Whose Army?, Sit Down. Stand Up, Myxomatosis, No Surprises, Optimistic, There There, Exit Music (for a Film), Street Spirit (Fade Out).
Encore: Let Down, Weird Fishes/Arpeggi, (Nice Dream), Present Tense, The Daily Mail, Paranoid Android, Everything in Its Right Place.
Articolo a cura di Vincenzo Nicolello





