Ieri sera, all’Hiroshima Mon Amour di Torino, Bobo Rondelli ha portato in scena le sue “Storie Assurde” un live che non è solo un concerto, ma un vero e proprio spettacolo dove la musica incontra il cabaret, l’ironia si mescola alla malinconia e il pubblico vive un’esperienza intensa, ricca di emozioni contrastanti.
Come sempre, Rondelli non è solo sul palco. Con lui, un trio grossetano che risponde al nome di “Musica da Ripostiglio” (perché dicono, “da camera sarebbe stato troppo”), formato da Luca Pirozzi (chitarra, banjo e voce), Luca Giacomelli (chitarra) ed Emanuele Pellegrini (batteria e percussioni). Questi tre musicisti sono dei veri virtuosi e, pur mantenendo un’incredibile leggerezza nell’approccio musicale, riescono a sostenere perfettamente Bobo, dando la giusta intensità alle sue canzoni e accompagnandolo nel suo continuo gioco di alti e bassi emotivi.
Quando Rondelli sale sul palco, è come un ciclone che travolge tutto con la sua ironia corrosiva. Con lui, la risata è sempre un passo lontano dal dolore: brani come “La Chiappona” o “ Il Gigolò a Rotterdam” fanno ridere a crepapelle, ma basta un attimo e le risate si fanno più amare, come accade con Nora F.”, dedicata alla madre, che il cantautore esegue con una delicatezza straziante. Questo è il suo talento: farti ridere fino a strapparti il cuore senza nemmeno accorgertene.
Rondelli è un artista che vive le sue canzoni, che le “indossa” senza sforzo, con quella naturalezza che solo chi è autentico riesce a trasmettere. Non importa se la tecnica non è perfetta: è la sua umanità , la sua capacità di essere sempre lo stesso, a fare la differenza. E, anche quando dimentica una parte del testo, si affida a quella genuina comicità che lo rende amato dal pubblico, con un sorriso e un’autoironia che fanno sentire tutti parte di una grande, bellissima follia.
Il concerto si snoda tra risate e momenti più riflessivi, dove Bobo passa dal suo lato comico a quello più introspettivo, portando in scena un repertorio che spazia dai tempi degli Ottavo Padiglione (il suo primo gruppo) fino alle “Storie Assurde”, il suo ultimo album, in cui la satira sociale e l’irriverenza la fanno da padrone. Ma non solo: un omaggio a Enzo Jannacci con “Io e te” del 1979 rende il tutto ancora più speciale.
La parte acustica dello spettacolo, con le chitarre che disegnano melodie delicate e avvolgenti, permette a Rondelli di esplorare anche il suo lato più poetico, come in ““”Fino alla luna”, dove la malinconia diventa struggente. Ma poi, con un gesto, cambia ancora: è il cabaret, è la risata che si fa spensierata, ed è proprio in quel contrasto che il suo spettacolo diventa tanto potente.
Alla fine, dopo aver riso e riflettuto, ci si ritrova con un piccolo peso nel cuore. Perché questo è Bobo Rondelli: una combinazione di leggerezza e profondità , un’artista che sa che la vita va vissuta fino in fondo, anche se ti porta ai margini, anche se ti lascia con la tristezza nel cuore, ma con il sorriso sulle labbra. Un concerto che non dimenticherà facilmente, un’ora e mezza che vorresti non finisse mai.
Photo Credit: Marco Ritoli




















Cerco di raccontare in un’unica immagine le diverse emozioni che ogni persona prova…
