Andrea Dellapiana è una figura di spicco nel panorama musicale della provincia di Cuneo. Oltre a essere musicista e produttore discografico con Out Stack Records, è noto per il suo ruolo di direttore artistico dell’Artico Festival e come membro fondatore dei Byenow.
L’Artico Festival, giunto alla sua ottava edizione nel 2024, si svolge al Parco della Zizzola di Bra e offre una combinazione di musica, spettacoli comici e altre forme d’arte. Dellapiana, in qualità di direttore artistico, ha sottolineato come l’evento sia pensato per essere un’esperienza completa, coinvolgendo il pubblico in attività che vanno oltre i concerti, come mostre e una selezione curata di street food.
I Byenow, fondati nel 2016 da Andrea Dellapiana e Nicholas Remondino, hanno esordito con un album omonimo nel 2020, caratterizzato da un sound acustico e materico. Il loro secondo lavoro, “Feeling Warm Driving in Bad Weather”, pubblicato nel febbraio 2025, rappresenta un’evoluzione stilistica. In questo album, la band ha ampliato la propria tavolozza sonora introducendo strumenti come pianoforte, basso, sassofono e vibrafono, arricchendo gli arrangiamenti e conferendo maggiore profondità ai brani.
I testi dei Byenow affrontano tematiche profonde, spesso legate alla perdita e alla natura, come evidenziato nel loro primo album. La vocalità di Dellapiana si distingue per un timbro emotivo e coinvolgente, capace di trasmettere le sfumature dei sentimenti espressi nei brani. L’introduzione di nuovi strumenti nel loro ultimo album ha permesso alla band di sperimentare con diverse tecniche vocali e arrangiamenti, offrendo un’esperienza sonora più ricca e complessa.
Come è nato il progetto Byenow e quali sono state le principali influenze musicali che hanno guidato la vostra evoluzione artistica?
I Byenow nascono nel 2016 dall’amicizia fra me e Nicholas, dalla nostra voglia di sperimentare insieme. Nel giro di qualche mese è nato il primo album, uscito poi nel 2020, e da lì non ci siamo più fermati. Dentro i Byenow ci finisce di tutto: dal cantautorato, all’elettronica, all’art pop, alla ricerca timbrica e strutturale sulla forma canzone. Siamo entrambi molto fan dei contrasti, quindi ci piace molto osare in quel senso. I nostri ascolti durante i viaggi in macchina per andare a suonare rappresentano tutte le nostre influenze: si passa in un attimo da Bon Iver all’impro norvegese, da Nick Drake ai Big Thief, da Fiona Apple a Frank Ocean. La lista è infinita ma l’attenzione dei lettori no, quindi è meglio andare avanti!
• Nel passaggio dal primo album a “Feeling Warm Driving in Bad Weather”, avete introdotto nuovi strumenti e sonorità. Cosa vi ha spinto a questa scelta e come pensate che abbia influenzato la vostra identità musicale?
Vero, rispetto al primo disco in ‘Feeling Warm…’ ci sono molti più strumenti. Le canzoni in qualche modo chiamavano arrangiamenti più colorati e ariosi. Inoltre, pur essendo un duo, non ci siamo mai limitati a sognare e da sempre abbiamo sentito tante “voci” nella nostra musica. Con il contributo preziosissimo di Adele Altro, che ha prodotto l’album, abbiamo lavorato proprio su questo aspetto. Insomma, abbiamo fatto un disco come volevamo farlo, senza pensare a nulla di più.
• I vostri testi trattano spesso temi come la perdita e la natura. Qual è il processo creativo dietro la scrittura dei brani e come scegliete le tematiche da affrontare?
In verità questo è un disco molto più positivo del precedente. ‘Feeling Warm…’ chiude il discorso iniziato nel primo disco, in qualche modo ne è il lieto fine. Quindi sì, in questo disco c’è meno perdita e più calore. Si chiama Feeling Warm Driving In Bad Weather proprio per questo, perchè tutte le canzoni, pur non essendo un concept album, sono legate da un certo calore trovato, da una certa dolcezza, che a volte convive con la malinconia, sentimenti che in qualche modo tengono compagnia, danno forza e risoluzione. La natura invece ritorna sempre. In questo disco l’elemento che ricorre di più è l’aria. E’ un disco di sole e pioggia, ma comunque guardando in aria.
• Come descriveresti la tua evoluzione come cantante dall’inizio del progetto Byenow ad oggi? Hai adottato specifiche tecniche vocali per adattarti alle nuove sonorità introdotte?
Non ho mai studiato canto, quindi non ho tecniche. A dire il vero non ho mai studiato nemmeno chitarra. Un’evoluzione è naturale e inevitabile e sono contento di cosa mi viene da fare con la voce in questo momento, ma dico appunto “naturale” perchè non è nulla di premeditato o studiato. A ripensare a tutti questi anni, potrei riassumere il mio percorso come un imparare a credere di più in me stesso. Il resto è venuto da sé.
• Come direttore artistico dell’Artico Festival, quali sfide hai affrontato nell’organizzare un evento culturale in una realtà provinciale come quella di Cuneo? Come vedi il ruolo del festival nella promozione della scena musicale locale?
Le difficoltà aumentano di anno in anno: il mercato è sempre più ingestibile, inspiegabile e imprevedibile. Crescendo di anno in anno, il festival setta da sé un’asticella che vogliamo superare ogni volta. Detto ciò, muli eravamo e muli siamo, quindi andiamo avanti, sempre, facendo il meglio. Sono molto fiero dell’edizione di questo 2025: a breve annunceremo tutto ma posso dire che è una line up che sarei felicissimo di vedere, fossi fra il pubblico.
• Quali sono i prossimi obiettivi per i Byenow e quali progetti hai in mente per le future edizioni dell’Artico Festival?
Con Byenow abbiamo un nuovo album già in lavorazione da un paio di anni. E’ presto per parlarne ma si tratta di un lavoro che sarà molto lungo e parecchio diverso da Feeling Warm. Sarà la summa di tutti questi anni. Abbiamo già anche il titolo prima, ma per scaramanzia non lo dico. Sarà un disco polveroso.
Per Artico ora siamo nel pieno dell’edizione 2025, quindi la nostra vista sul futuro è limitata perché abbiamo gli occhi sul presente. Sappiamo però che torneremo in autunno con Artico Club, la nostra rassegna invernale a teatro, che sarà alla sua terza edizione, ma oltre la fine del 2025 è difficile vedere. Iniziamo a goderci quello che c’è!

Dalla sicilia con furore (come una Bruce Lee della musica), trasportata da tutte le note del pentagramma in tutto quello che è musica. Mi troverai sempre sottopalco.
