Ottobre 23, 2026
IOL_2424

Da Tiromancino a Gianni Morandi, passando per Sarah Toscano, Aiello, Ernia, Di Martino e le grandi produzioni orchestrali: il Festival Dannunziano 2026 ha trasformato Pescara e i luoghi dannunziani in un grande palcoscenico musicale.

“La passione in tutto”. È stato questo il filo conduttore dell’ottava edizione del Festival Dannunziano, andata in scena tra il 26 agosto e il 6 settembre, in un percorso capace di attraversare letteratura, arte, teatro e cultura, ma nel quale la musica ha avuto ancora una volta un ruolo centrale.

Non soltanto grandi nomi della scena italiana, ma linguaggi musicali differenti, generazioni diverse e proposte capaci di muoversi dal pop al cantautorato, dalla musica d’autore alle grandi formazioni orchestrali.

Il viaggio musicale è iniziato fuori Pescara, a Rocca San Giovanni, con i Tiromancino, in uno scenario particolarmente significativo come quello della Costa dei Trabocchi. Un’apertura che ha portato la musica contemporanea dentro uno dei paesaggi più fortemente legati alla memoria dannunziana.

Poi il Festival ha progressivamente spostato il proprio baricentro verso Pescara, trasformando le sue piazze e i suoi luoghi simbolo in spazi di incontro tra pubblico e artisti.Tra gli appuntamenti più partecipati anche la serata con Paolo Crepet, che ha portato sul palco la sua riflessione sulla società, sulle relazioni e sulle inquietudini del nostro tempo. Un momento diverso rispetto alla dimensione musicale, ma perfettamente inserito nello spirito di un Festival che ha scelto di intrecciare cultura, spettacolo e attualità.

Tra gli eventi del Festival anche Claudia Gerini, protagonista di una serata che ha portato sul palco il fascino del cinema e della parola, aggiungendo un’altra sfumatura al ricco percorso culturale della manifestazione.

Tra gli appuntamenti più attesi quello del 1° settembre, quando in Piazza della Rinascita sono saliti sul palco Sarah Toscano e Aiello. Due mondi differenti, due generazioni e due modi diversi di vivere il pop contemporaneo: da una parte l’energia e la freschezza di Sarah Toscano, dall’altra la scrittura personale di Aiello, sospesa tra pop, soul e R&B. Una serata che ha portato nel cuore della città una delle anime più contemporanee del Festival.

Il giorno successivo è stato invece il momento di Ernia, protagonista al Porto Turistico con il suo Solo per amore – Summer Tour 2026. Un appuntamento che ha portato sul palco il linguaggio dell’urban e del rap italiano, inserendo all’interno della manifestazione una dimensione generazionale ancora diversa.

Il 3 settembre, all’Aurum, è arrivato Di Martino, con una serata dedicata al cantautorato contemporaneo. Una scelta che ha confermato la volontà del Festival di non limitarsi ai grandi eventi di piazza, ma di costruire anche momenti musicali più raccolti, dove la scrittura e la dimensione autoriale tornano al centro.

E poi ci sono state le grandi produzioni in cui la musica ha incontrato la parola, la poesia e la tradizione orchestrale.

Tra queste, particolarmente significativo l’appuntamento con Simona Molinari, protagonista di Faccia a faccia con San Francesco – Poeta di Dio e del mondo, opera originale commissionata dall’Istituzione Sinfonica Abruzzese in occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco.

Sul palco, insieme alla voce di Molinari, l’Orchestra dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese, la Corale Gran Sasso e la Corale Novantanove, con la direzione e le musiche di Roberto Molinelli e i testi e la voce recitante di Davide Rondoni. Un progetto nel quale musica, poesia e coralità si sono incontrate in una forma scenica più ampia, lontana dalla struttura tradizionale del concerto.

È proprio in questi momenti che il Festival ha mostrato una delle sue caratteristiche più interessanti: la capacità di mettere sullo stesso palcoscenico la musica popolare e quella d’autore, il pop e l’orchestra, i linguaggi contemporanei e la tradizione.

E quando sembrava che il percorso musicale avesse già attraversato generi e generazioni, è arrivato il gran finale.

Il 6 settembre, al Porto Turistico, il Festival ha affidato la sua chiusura a Gianni Morandi con C’era un ragazzo. Una scelta che ha idealmente riunito tutte le generazioni incontrate durante il Festival: dai giovanissimi artisti del pop contemporaneo a uno dei protagonisti più longevi e riconoscibili della musica italiana.

Davanti a un pubblico numerosissimo, Morandi ha trasformato l’ultima serata in una grande festa collettiva, ripercorrendo una carriera che attraversa decenni di storia della canzone italiana.

Ed è forse proprio questa la fotografia più efficace dell’edizione 2026: un Festival che ha utilizzato la musica non soltanto come intrattenimento, ma come linguaggio capace di mettere in dialogo epoche, generazioni e sensibilità differenti.

Dai Tiromancino sulla Costa dei Trabocchi alla voce di Sarah Toscano, dall’energia di Aiello ed Ernia alla scrittura di Di Martino, fino alla dimensione orchestrale di Simona Molinari e al grande abbraccio finale di Gianni Morandi.

Nove giornate, palcoscenici diversi, generi diversi e un unico filo conduttore: la passione.

Quella che, ancora una volta, ha fatto della musica uno dei cuori pulsanti del Festival Dannunziano.

Articolo e foto a cura di Albrizio Iolanda

Lascia un commento

errore: Questo contenuto è protetto!