Luglio 25, 2026
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Concerto sold out per Suzanne Vega a Monfortinjazz. La cantautrice americana alterna i brani del nuovo album “Flying with Angels” ai suoi grandi classici, rendendo omaggio a Lou Reed e raccontando il dietro le quinte delle sue canzoni.

Ci sono artisti che riempiono il palco con scenografie spettacolari e altri che conquistano il pubblico con una voce, una chitarra e la forza delle proprie canzoni. Suzanne Vega appartiene a questa seconda categoria. La cantautrice americana è stata protagonista di una delle serate più attese di Monfortinjazz, facendo registrare il tutto esaurito e regalando al pubblico un concerto intenso, raffinato e profondamente umano.

Sul palco dell’Auditorium Horszowski, Vega ha confermato quella cifra stilistica che l’ha resa una delle più autorevoli songwriter della scena internazionale. Elegante nella presenza, misurata nei gesti e mai sopra le righe, ha costruito uno spettacolo capace di alternare musica e racconto con un equilibrio raro, trasformando il concerto in un dialogo diretto con gli spettatori.

Tra un brano e l’altro, l’artista ha accompagnato il pubblico dentro il proprio laboratorio creativo, spiegando come sono nate alcune delle canzoni che hanno segnato la sua carriera. Non semplici aneddoti, ma riflessioni sul mestiere di scrivere canzoni, sul tempo, sulle persone incontrate e sulle esperienze che hanno alimentato la sua ispirazione.

Nel corso della serata, Suzanne Vega ha ricordato anche alcuni degli artisti che hanno lasciato un segno nel suo percorso umano e musicale. Particolarmente emozionante il tributo a Lou Reed, che per la cantautrice ha rappresentato un’importante fonte d’ispirazione e con il quale negli anni ha sviluppato un rapporto di amicizia e reciproca stima. L’omaggio è arrivato sulle note di “Walk on the Wild Side”, interpretata con grande rispetto e accolta da un lungo applauso del pubblico. Vega ha poi evocato anche Bob Dylan, riferimento imprescindibile per la sua formazione artistica, ed Elvis Costello, collega e protagonista di incontri significativi lungo il suo percorso musicale. Racconti che hanno restituito il contesto culturale nel quale è maturata una delle scritture più originali della canzone d’autore contemporanea.

Il pubblico ha seguito ogni parola con attenzione quasi religiosa, alternando lunghi silenzi ad applausi convinti. Un’atmosfera intima, in cui ogni brano sembrava trovare una nuova dimensione grazie ai racconti che lo precedevano, confermando come il tempo non abbia minimamente scalfito la forza evocativa del repertorio di Suzanne Vega.

Giunto alla sua 50esima edizione, Monfortinjazz continua a confermarsi una delle perle culturali delle Langhe e uno dei festival musicali più autorevoli del Piemonte. In un territorio celebrato nel mondo per i suoi paesaggi e le eccellenze enogastronomiche, la rassegna ha saputo costruire negli anni un’identità forte e riconoscibile, puntando con coerenza sulla qualità artistica e ospitando interpreti di livello internazionale. Una programmazione che non rincorre le mode, ma continua a mettere al centro la musica, facendo dell’Auditorium Horszowski uno dei palcoscenici più affascinanti del panorama italiano.

L’esperienza del festival va oltre il concerto. Fino al termine della manifestazione è infatti possibile visitare “Wall of Sound 20.0“, la mostra del fotografo Guido Harari, ospitata negli spazi della chiesa di Sant’ Agostino. Un percorso espositivo che raccoglie alcuni dei suoi ritratti più iconici dedicati ai protagonisti della musica internazionale, offrendo ai visitatori un viaggio attraverso immagini che hanno fatto la storia del rock, del jazz e della canzone d’autore. Un complemento ideale alla proposta di Monfortinjazz, che conferma la volontà del festival di unire musica, fotografia e cultura in un’unica esperienza.

A oltre quarant’anni dall’inizio della sua carriera, Suzanne Vega continua a dimostrare che le grandi canzoni non appartengono a un’epoca, ma alle persone che continuano ad ascoltarle. A Monforte d’Alba non è andato in scena soltanto un concerto, ma una lezione di eleganza, scrittura e autenticità. Un’altra serata destinata a entrare tra i ricordi più preziosi di un festival che, anno dopo anno, continua a essere un piccolo grande patrimonio culturale delle Langhe.

Articolo a cura di Angela Todaro

Photo Credit Elisabetta Canavero

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