Gennaio 25, 2026
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Da qualche anno a questa parte, sempre più o meno in questo periodo dell’anno, tra i bagordi e gli sfarzi del carnevale e in attesa della quaresima pasquale, a Torino si è dato un significato meno commerciale di quella sanremese, ma molto più culturale, alternativo e sottile al termine “Festival”. La testa e il cuore di questa volontà di rinnovo di un termine e di una consuetudine culturale che spesso vengono abusate (basti pensare a tutti gli pseudofestival estivi che raccolgono una sequela di concerti, ma che non sono occasione di rinnovamento e di  visione prospettica d’arte, ndr) sono, da almeno 11 anni a questa parte, affidati ad un gruppo di persone creative e volitive, che hanno trovato un modo di certo particolare per portarne avanti le intenzioni di svecchiamento: un team guidato sapientemente da Carlo GriseriAlessandro Battaglini, che qui – in arte – racchiuderemo semplicemente in un nome prezioso: Seeyousound.
SeeYouSound è infatti il festival internazionale di cinema e musica che si svolge nella capitale sabauda, arrivato alla sua undicesima edizione, e che è ormai diventato un appuntamento imperdibile per gli appassionati del connubio tra le due arti. Ogni anno, il festival propone una selezione di film, cortometraggi e documentari che esplorano l’universo musicale in tutte le sue forme, dalle sonorità più moderne a quelle storiche, con una particolare attenzione alla musica indipendente e alle produzioni emergenti. Grazie a questa solida volontà e connotazione artistica, è diventato un luogo di incontro per cinefili, musicisti e creativi di ogni genere, un’occasione unica per scoprire nuove tendenze e stili. E propri venerdì scorso, nell’umidità fredda torinese che, abitualmente in questo periodo ammanta la città, la luce calorosa dei suoi proiettori si è riaccesa nella sua casa abituale: quel Cinema Massimo, che è anche sede dislocata del Museo del Cinema di Torino, e che per circa 8 giorni diventa anche casa accogliente del SeeYouSound. Nella serata di partenza, l’evento di inaugurazione – realmente sold out da parecchie settimane – è stata un’anteprima italiana assoluta: la proiezione di “Blur: To the end”, un docufilm attesissimo da tutti che ci ha mostrato un lato assolutamente intimo e commovente dell’amatissima band britannica nata a Colchester. Presente alla prima, il regista Toby L (fan accaloratissimo della band, come probabilmente tutti i numerosissimi presenti) – introdotto come di consueto accade nel festival dal lancio di musica live affidato alla cantante e al batterista degli Sleap-e , power trio bolognese di cui vi diremo certamente di più in futuro – ha anticipato la visione del suo lavoro affermando che la sua intenzione, e quella della band insieme a lui, è stata quella di registrare nella maniera più fedele e aderente possibile la band di Damon Albarn,  Graham Coxon, Alex James e Dave Rowntree, non in quanto gruppo musicale, ma in quanto ‘famiglia’. Camera a spalla, niente ‘piazzati’: doveva essere una visione intima di un gruppo di amici, sodali, ‘fratelli’ oramai’, che dopo 35 anni di percorso si ritrovano ancora a dare ognuno il proprio meglio nella costruzione della propria musica. E così, il workaholic Albarn fa gli onori di casa, aprendo il proprio mondo – anche quello interiore – agli amici di sempre. A prescindere da ciò che si vede nel documentario (che qui non vogliamo comunque spoilerare, ndr) questo viaggio passa attraverso la costruzione dell’album, il suo lancio al mondo, e tutto il tour mondiale che ne è seguito, testimoniando momenti e racconti della vita dei quattro musicisti intimi, a tratti comici ma spesso anche commoventi. Ciò che ha davvero emozionato e colpito di più del documento proiettato – a fronte del non trascurabile fatto che i quattro ‘ragazzi’ britannici costituiscono ‘famiglia’ da ben più di 35 anni ormai, non avendo cambiato alcun elemento, cosa che non a tutte le band del periodo è riuscita a fare così bene – è che attraverso dolore e perdite, e rinascite spirituali individuali e di gruppo, la ciclicità della loro musica ha attraversato le loro vite e, contemporaneamente le nostre, in un tutt’uno quasi mimetico. Ogni cosa, ogni dolore, ogni lite e tante parole e canzoni accumulate si sono trasformate nel tempo, per loro e per noi, acquisendo un significato più corposo, prospettico, dinamico. Così come la vita. Così come il documentario che, così come si era aperto, si chiude con il fluire del mare, e con le parole e il volto di un Albarn consapevolmente soddisfatto di sé, della musica, della sua ‘famiglia musicale’ e – forse – finalmente immerso in una esistenza a misura di vita.
Evviva i Blur, quindi, mai veramente divisi, mai davvero morti finche ci sarà musica.
Ed evviva SeeYouSound, che ogni anno torna a regalarci queste anteprime, e queste emozioni.

L’11ª edizione del SeeYouSound International Music Film Festival si tiene a Torino dal 21 al 28 febbraio 2025. Per ulteriori informazioni, visita il sito ufficiale: seeyousound.org

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