I Potara sono una delle rivelazioni più fresche e sorprendenti di X Factor 2024. Il gruppo ha saputo catturare l’attenzione del pubblico e dei giudici fin dal primo momento. Il loro ingresso nella competizione è stato segnato dalla scelta “jolly” di Jake La Furia, che ha visto nel loro talento un potenziale in grado di emergere e farsi strada nel panorama musicale italiano. In questa intervista, scopriremo insieme a loro le emozioni, le sfide e le ispirazioni che li hanno accompagnati fin qui, nonché i progetti futuri di un gruppo che sembra avere tutte le carte in regola per scalare il mondo della musica.
Ciao e benvenuti! Potete presentarvi al nostro pubblico e raccontarci come nasce il progetto Potara?
Ciao! Il nostro progetto nasce dall’idea di unire i nostri progetti individuali a cui stavamo lavorando nei primi mesi del nostro incontro. “Potara” infatti è il nome degli orecchini di Dragon Ball, che permettono la fusione di due esseri in una sola entità. La leggenda narra che Dekuabbia regalato un orecchio Potara a Jo Lizardtogliendoselo dall’orecchio, da quel gesto nasce la fusione, (spoiler non è una leggenda ma la verità). Sembra assurdo ma il concept della fusione non è studiato a tavolino, è una conseguenza dei fatti accaduti nell’ultimo anno.
Come vi siete conosciuti e qual è stato il punto di partenza per iniziare a fare musica insieme?
Ci siamo conosciuti a Salerno nel 2019, ed è assurdo poiché siamo rispettivamente di Palermo e Campobasso.
In quell’occasione abbiamo fatto una sessione di scrittura in uno studio di un contatto in comune, per poi perderci totalmente di vista per quattro anni.
Ci siamo ritrovati l’anno scorso in un altro studio a Tuscania in provincia di Viterbo, senza metterci d’accordo, entrambi avevamo iniziato a collaborare con Riccardo Brizi, che è diventato poi il nostro manager. Da un anno condividiamo tutto: Casa, musica, crolli mentali, soddisfazioni ed un’automobile blu con le ciglia sui fanali.
Partecipare a XFactor è stata una decisione importante. Cosa vi ha spinto a provarci e come avete vissuto l’esperienza?
Ci siamo presentati ad XFactor quando il nostro progetto era agli albori. XFactor ci ha permesso di portare per la prima volta su un palco importante, quello che per mesi avevamo creato in studio e sognato, chiusi nella nostra “bolla”. La bolla poi è esplosa è ha fatto un bel casino. Di questa esperienza porteremo con noi gli applausi del pubblico e l’emozione indescrivibile della standing ovation ricevuta all’Audition.
La vostra esibizione di X Pass di Jake La Furia ha colpito subito il pubblico. Cosa vi ha spinto a scegliere proprio questa canzone per il vostro debutto sul palco di X Factor?
Alle Audition di XFactor abbiamo portato una fusione tra Tha Sup e Luigi Tenco. Li amiamo entrambi e pensiamo che siano due compositori ed autori con lo stesso valore artistico nati in due epoche differenti. Abbiamo notato una certa corrispondenza tra la linea melodica di “Mi @mi o è f@ke” e quella di “Mi sono innamorato di te” e abbiamo pensato di provare a fonderle. Questa fusione deriva anche dai nostri diversi background musicali. Deku viene dall’elettronica ed ha riferimenti più urban, Jo viene dal cantautorato classico e dalle orchestre. Anche nel sound ci siamo uniti per creare un ibrido.
Nonostante l’eliminazione subito dopo, avete avuto comunque una visibilità importante. Come avete vissuto l’esclusione e cosa pensate di aver imparato da questa esperienza?
Siamo innanzitutto stati entusiasti di poter arrivare fino agli Home Visit e di aver mostrare al pubblico e ai giudici tre performance diverse che hanno fatto discutere ma che a nostro avviso non peccavano di originalità. Avremmo tanto voluto arrivare ai Live per mostrare il lavoro che stavamo facendo e mettere in atto alcune idee che avevamo in mente anche per l’aspetto visivo e coreografico delle performance..
Cosa pensate che XFactor abbia rappresentato per il vostro percorso musicale, sia dal punto di vista artistico che professionale?
Il nostro percorso all’interno di XFactor è stato spaziale, ed è stato il nostro primo palco insieme, quindi un bel modo per collaudarci dal vivo, in televisione, e dare un’accelerata al nostro lavoro sul progetto.
Come descrivereste il vostro stile musicale? Quali generi e artisti vi hanno influenzato maggiormente nel vostro percorso?
Abbiamo coniato un termine per definire il nostro stile, ds cui prende il nome il nostro primo singolo “BubblePop”. Sostanzialmente il Bubble Pop sfrutta tecniche di sintesi per creare effetti esplosivi, spesso caratterizzati da suoni liquidi, da cui deriva il nome “bubble”. É elettronica, con topline pop e le metriche serrate dell’urban. Oltre a questa descrizione puramente tecnica ce n’è un’altra più romantica: La nostre vite sono state è molto simili ad una bolla negli ultimi anni, il nostro incontro ci ha permesso di esplodere artisticamente e di farci crescere umanamente. Per il resto veniamo da due background musicali molto diversi. Deku viene dall’elettronica ed ha riferimenti più urban, Jo viene dal cantautorato classico e dalle orchestre. Anche nel sound ci siamo uniti per creare un ibrido.
Il nome “Potara” ha un significato speciale? Cosa rappresenta per voi questo nome e come si collega alla vostra musica?
Come già detto Potara è il nome degli orecchini che permettono la fusione di due esseri in una sola entità, la scelta del nome è stata una conseguenza naturale dell’aneddoto raccontato precedentemente. Come ha detto anche Jake durante il nostro percorso: crediamo che i nostri orecchini abbiano un qualche tipo di potere, quando li indossiamo ci sentiamo in qualche modo più connessi tra noi.
In che modo cercate di mescolare elementi tradizionali e innovativi nella vostra musica? Ci sono suoni o tematiche particolari che cercate di esplorare?
Entrambi prima di vivere insieme abbiamo abitato con le nostre rispettive nonne. Immaginatevi soffitte con vecchi vinili e giradischi. Questa esperienza ci ha permesso di conoscere bene ed apprezzare la musica appartenente ad una generazione passata oltre che la nostra. Non pensiamo che necessariamente il vecchio sia migliore del nuovo, è anche da questa idea che deriva la nostra volontà di avvicinare due epoche e due generazioni lontane. Nei nostri brani c’è una continua interazione tra passato e presente, ma non solo . Il nostro obiettivo è di portare riferimenti alla cultura pop e alla cultura giapponese di anime, manga e comics nei nostri testi. Pensiamo che un progetto come questo manchi nel mainstream e che questi riferimenti siano un punto comune tra più generazioni, ma soprattutto tra Milleniale Z. In fondo siamo tutt* cresciut* davanti alla TV, guardando Holly e Benji, Dragon Ball o le Mew Mew, fa lo stesso.
Cosa possiamo aspettarci nei prossimi mesi? Avete in programma nuovi brani o progetti speciali che volete condividere con il pubblico?
Non vogliamo spoilerare ma nei prossimi mesi aspettatevi tante sorprese e tanta nuova musica.
In che direzione vedete evolversi il vostro suono nei prossimi anni? C’è qualche tipo di sperimentazione musicale o collaborazioni che avete in mente?
Questo progetto nasce da una sperimentazione, quindi siamo convinti che sarà una costante anche nel nostro futuro artistico. Fatichiamo nel tirare fuori un progetto omogeneo perché ci piacciono tante cose e spesso il difficile sta proprio nel trovare la chiave giusta. Siamo aperti a collaborazioni e abbiamo già in mente artisti emergenti a cui andare a bussare. Tenetevi pronti!
Sogni o ambizioni per la vostra carriera musicale? C’è qualche obiettivo che desiderate raggiungere nei prossimi 5 anni?
Tra i nostri obiettivi c’è sicuramente quello di coltivare e amoliare la nostra fanbase, vogliamo un pubblico attento che ci segue, comprenda e che venga ad ascoltarci dal vivo. Abbiamo bisogno di calore umano. Speriamo che la nostra musica ci porti su altri palchi importante. Il sogno a cui puntiamo è forse il palco dell’Ariston.
La musica per voi è sempre stata una passione o c’è stato un momento preciso in cui avete deciso di fare di questa passione una carriera?
La musica è sempre stata una passione per entrambi. Immaginatevi un piccolo Jo e un piccolo Deku nelle loro rispettive camerette, già intenti a suonare, cantare ,studiare e scrivere le loro prime canzoni. (Chi lo avrebbe mai detto che da lì a qualche anno si sarebbero incontrati e avrebbero formato un duo basando tutto il concept su cartone animato.) La nostra passione è cresciuta con noi, insieme anche alle nostre esperienze e i nostri percorsi di studio a cui dobbiamo tanto.
Cosa volete che il pubblico ricordi di voi, sia per la vostra partecipazione a XFactor che per la vostra musica in generale?
Vorremo che il pubblico che ci ha visti ad XFactor ricordasse soprattutto l’amicizia che ci unisce e il bene reciproco che trapelava dai nostri sguardi. Quando i riflettori si spengono rimaniamo noi due e ci sosteniamo a vicenda. Questo è il bello di essere un duo. L’unione, o meglio, la fusione fa la forza. E’ un bel messaggio che vogliamo trasmettere.
Infine, se doveste dare un consiglio ai giovani artisti che vogliono fare il grande salto nel mondo della musica, quale sarebbe?
Ai giovani artisti che vogliono tentare il grande salto daremmo gli stessi consigli che continuiamo a dare a noi stessi. Bisogna lavorare a testa bassa anche nei momenti di sconforto, studiare tanto e costruire un team di persone pronte a sostenersi l’un l’altro, cercando di mantenere individualmente la propria visione. Da soli non si va da nessuna parte.


