Ci sono concerti che servono a presentare un disco. Altri che celebrano un anniversario. E poi ci sono serate come quella che i Negramaro hanno portato al Flowers Festival di Collegno: due ore abbondanti che hanno avuto il sapore di un commiato temporaneo, senza mai trasformarsi nella retorica dell’addio.
Per la prima volta negli undici anni di storia della rassegna ospitata nel cortile della Lavanderia a Vapore, la band salentina è salita sul palco del festival per l’unica data piemontese del tour Una storia ancora semplice. Bastava osservare il pubblico per capire il peso dell’evento: famiglie, quarantenni cresciuti con Mentre tutto scorre, ventenni arrivati grazie ai successi più recenti, spettatori occasionali e fan di lunga data. È anche questa la forza dei Negramaro: essere riusciti a trasformare il proprio repertorio in un patrimonio condiviso che supera le generazioni.
Non c’è stato bisogno di effetti speciali per conquistare la platea. È bastata una scaletta costruita con intelligenza, capace di attraversare oltre vent’anni di carriera senza mai dare l’impressione di essere una semplice raccolta di greatest hits. L’apertura con Una storia semplice e Luna piena ha fissato subito il tono della serata, prima di lasciare spazio ai brani che hanno definito l’identità del gruppo.
Da Estate a Solo 3 minuti, passando per Casa 69, Meraviglioso e naturalmente Mentre tutto scorre, ogni canzone è diventata un rito collettivo. Più che eseguiti, quei brani sono stati cantati da migliaia di persone dall’inizio alla fine, in una di quelle situazioni in cui il pubblico smette di essere spettatore e diventa parte integrante dello spettacolo.
Sul palco Giuliano Sangiorgi si conferma uno dei frontman più generosi della scena italiana. Alterna intensità e leggerezza, cerca continuamente il contatto con il pubblico e lascia che siano spesso le persone sotto il palco a completare i ritornelli più celebri. Attorno a lui, una band ormai rodata da oltre due decenni mantiene un equilibrio raro: nessun protagonismo individuale, ma una compattezza che continua a essere il vero marchio di fabbrica dei Negramaro.
Il concerto di Collegno assumeva però un significato ulteriore. Al termine di questo tour il gruppo si prenderà una pausa, come annunciato nelle settimane precedenti dallo stesso Sangiorgi. “La band ha bisogno di respiro”, aveva spiegato, ricordando come il gruppo suoni praticamente senza sosta dal 2017, pandemia compresa.
Sapere che questo ciclo si chiuderà con uno stop inevitabilmente cambia la percezione dello spettacolo. Ogni brano assume il valore di una fotografia, ogni applauso quello di un ringraziamento. Non c’è malinconia, piuttosto la consapevolezza di assistere alla conclusione di un capitolo prima che la band scelga di rallentare.
È difficile trovare un gruppo italiano che abbia attraversato oltre vent’anni di carriera mantenendo un’identità così riconoscibile. Dal debutto discografico del 2003 fino a oggi, i Negramaro hanno attraversato mode, trasformazioni del mercato e cambiamenti nel modo di consumare musica senza inseguire mai davvero le tendenze. Hanno preferito consolidare un linguaggio personale, capace di muoversi tra rock melodico, pop e ballate emotive, costruendo un repertorio che continua a vivere soprattutto dal vivo.
Anche il Flowers Festival conferma, con una serata come questa, la propria capacità di mettere insieme pubblici diversi e di ospitare artisti che appartengono ormai alla storia della musica italiana contemporanea. Non è solo una questione di numeri o di presenze, ma della capacità di creare contesti in cui il concerto diventa esperienza condivisa.
Il finale, affidato a Mentre tutto scorre, Parlami d’amore e Ora ti canto il mare, ha trasformato il cortile della Lavanderia a Vapore in un unico enorme coro. Le ultime note si sono spente lentamente, mentre il pubblico continuava a cantare anche a luci accese.
Se davvero quella annunciata sarà soltanto una pausa, i Negramaro hanno trovato il modo migliore per iniziarla: ricordando a tutti perché, dopo oltre vent’anni, le loro canzoni continuano a sembrare parte della vita di chi le ascolta. E forse è proprio questa la differenza tra una band di successo e una band che entra nella memoria collettiva.
Photo Credit Eleonora Spina




















Eleonora Spina. Fin da piccola mi divertivo a scattare con la prima Nikon di mio padre. La musica colora la mia vita da sempre. Adesso, cerco di catturare le emozioni e i colori che essa mi trasmette tramite il mio obiettivo e trasmetterli.
