Il MIAMI Festival si conferma, ancora una volta, l’appuntamento più importante della musica indipendente d’Italia. Quest’anno, per la prima volta, si è articolato su quattro giorni: l’apertura del giovedì, le due giornate “ufficiali” di venerdì e sabato e una di chiusura gratuita e aperta a tutti, ospitata nel cuore verde del Parco Ravizza. Per il 2025, inoltre, il MIAMI ha cambiato casa: dall’area del Circolo Magnolia, suo storico epicentro, si è spostata nell’adiacente idroscalo. Una scelta vincente, che ha permesso di avere spazi ancora più grandi e spostamenti più semplici da un palco all’altro.
Giovedì: rito mistico di Bladee
La giornata inaugurale è stata un tuffo nel nuovo, con l’unica data italiana di Bladee, rapper svedese, membro della Drain Gang e figura di culto, adorata anche dalla regina della scorsa estate, Charli XCX. Su un unico palco, all’Idroscalo, latmosfera si è caricata da subito con l’apertura affidata ad Azael e al suo producer Thrilljiard, seguiti da 18k – che ha ridefinito la trap in chiave introspettiva e adrenalinica – ed EMMA, che ha portato sul palco un personale funerale trasformato in un catartico rituale collettivo. Bladee è stato l’apice di questa climax spirituale: un concerto che difficilmente chi c’era potrà dimenticare.
Venerdì: l’indie che cambia pelle
Il venerdì è tornato alla classica formula del MIAMI, con quattro palchi attivi in contemporanea dalle 16 in poi. Carlo Pastore e il suo team si sono dimostrati ancora una volta maestri nella selezione di artisti emergenti, capaci di rappresentare al meglio la scena indipendente e, in molti casi, di oltrepassare i confini.
Ho iniziato il mio festival al Palco Idealista, con i The Vanished People, giovanissimi abruzzesi dalle forti influenze ‘70s e una padronanza musicale sorprendente, che sfruttano per il loro indie rock. Poi Mimì – reduce dalla vittoria ad X Factor – ha dimostrato tutta la sua potenza vocale tra cover e inediti. I Neoprimitivi, invece, hanno fornito un set prevalentemente strumentale e hanno stregato il pubblico con il loro sperimentalismo e la loro musica ancestrale. I Delicatoni, poi, sono stati per me la vera rivelazione dalla serata: una scarica di energia che ha fatto ballare l’intero palco Lago, con l’ospitata a sorpresa di Coca Puma.
Impossibile per me non tornare ad ascoltare Giuse Thelizia, ormai di casa al MIAMI, capace come pochi di riscuotere successo sia tra i vecchi che tra i nuovi fan dell’indie. A seguire ho ascoltato il concerto dei Bnkr44 e degli Psicologi, due progetti che, pur con approcci diversi, condividono un forte radicamento generazionale. Il collettivo toscano ha creato un live pieno di energia e leggerezza, con la consueta fusione tra pop e urban e la sua attitudine da boyband 2.0; gli Psicologi, invece, sono tornati in grande stile dopo una pausa e un album di svolta: il loro live racconta la rabbia e l’inquietudine di un’intera generazione. Malgrado il loro ritorno fosse atteso, ho preferito ascoltare i Post Nebbia, che mi avevano stregato al MIAMI di qualche anno fa, e anche questa volta ne è valsa la pena: la loro musica di qualità e la psichedelia visionaria restano una certezza.
La vera sorpresa della giornata però è stato Primastanzaadestra, che ha fatto il suo debutto live proprio venerdì sera e che mi ha completamente rapita. Il live è un viaggio nelle sue emozioni, nei suoi testi immediati, che l’artista canta in falsetto e con una musica fortemente sperimentale. Mi è dispiaciuto perdermi il live di EleA – descritta da alcuni miei amici come la migliore della serata – ma sono rimasta bloccata tra la folla dei FASK, che volevo solo “salutare”– avendoli già sentiti – e che, invece, mi hanno nuovamente conquistata. Un live coinvolgente come pochi, con Aimone visibilmente emozionato e in perfetta sintonia con il pubblico con cui ha creato un vero e proprio transfert.
Sabato: la forza della cantautrici
Il sabato è stata la serata delle cantautrici, protagoniste assolute di una scena che – seppur spesso poco valorizzata – si dimostra sempre più vitale e incisiva. Ho iniziato con Anna Carol, che ha aperto l’ultimo tour di Dente – venuto anche come ospite – e che ha portato al MIAMI una scrittura elegante e una voce intensa e morbida; il suo è un cantautorato sofisticato, in grado di mescolare influenze r&b, pop e soul. Poi, Alice Phoebe Lou, magnetica anche solo con voce e chitarra: difficile ora tornare ad ascoltarla “solo” in cuffia, dopo averla vissuta dal vivo sul palco principale, in un silenzio pieno e rispettoso. In contemporanea, purtroppo, c’era Ceneri, di cui sono riuscita ad ascoltare solo il pezzo finale, ma che continuo a considerare una delle voci più evocative del nuovo cantautorato. Dopo di lei, è salita sul Palco Lago Ginevra, l’eterea ragazza di fiume, che ha portato la rabbia e la dolcezza del suo Femina, tra un pubblico affezionato che cantava con lei. A seguire, c’è stato il cantautorato elettronico di Cmqmartina, che ha fatto ballare tutto il palco Idealista, e quello affascinante di Joan Thiele, che ha dominato il palco principale con la sua presenza magnetica e la voce affascinante. A chiudere questo sabato “femminile”, infine, un concerto straordinario di Emma Nolde, che mi ha lasciato senza parole alla mia esperienza live con lei: una fortissima presenza scenica, una voce tagliente e una forza comunicativa che lascia il segno. Se è ancora considerata “emergente”, è solo per definizione: il suo posto nella musica italiana è già scritto.
Sabato è stato anche il giorno del ritorno dei Belize, che con il loro sound sospeso tra elettronica liquida e pop malinconico hanno riportato sul palco un’estetica ipnotica e personale, che mancava nella scena italiana. Ma è stato anche il giorno della poesia di Diodato – di cui sono riuscita ad ascoltare solo poche canzoni – e del funky pazzesco del Mago del Gelato, che ha fatto ballare tutti. Il mio personale punto più alto, però, è stato Giorgio Poi. Che dire, forse sono di parte, ma il suo live è stato semplicemente perfetto. Ha cantato quasi tutte le mie preferite – a parte Giorni Felici – e, con la sua voce inconfondibile e la sua ironia amara, ha chiuso il cerchio emotivo di una giornata bellissima.
Domenica: la festa per tutti.
La domenica è stata la chiusura ideale, aperta a tutti e gratuita, grazie alla collaborazione con Ape Milano. Un piccolo palco al Parco Ravizza ha accolto artisti emergenti e habitué del festival in un clima intimo e festoso.
Sono arrivata in tempo per Gioia Lucia, e non avrei potuto essere più felice: soul, r&b, un pizzico di funk e tanto disco. Ha trasformato anche le emozioni più tristi in leggerezza e ci ha fatto ballare tutti. Poi Vale LP&Lil Jolie, con il loro nuovo Ragazze della valle, hanno mostrato una complicità rara, sia personale che musicale, dando vita a un pop unico e riconoscibile. Faccianuvola ha portato sul palco la sua fragilità sognante, con un’elettronica sospesa e danzante. E Ceri Wax, sulla stessa scia, ha fatto ballare il parco con il suo nuovo album. A chiudere questa festa a cielo aperto, Okgiorgio: uno di quei nomi che ormai non hanno bisogno di presentazioni.
Una chiusura perfetta per un festival che, ancora una volta, ha saputo essere spazio di comunità, scoperta e condivisione – dove anche la pioggia (grande assente di quest’anno), il caldo, la stanchezza o le file per i bagni sembrano solo dettagli.
Il MIAMI è, ormai da molti anni, una casa: anche se ha cambiato location resta un luogo dove perdersi e ritrovarsi, dove ogni palco è un possibile incontro – con amici, suoni, volti nuovi. Anche quest’anno si è confermato tale, con un’edizione che ha saputo rinnovarsi restando fedele a sé stessa.
Articolo a cura di Emma Salone











Fin da piccola appassionata di cantautorato e, forse per questo, per me un bel testo viene prima di tutto. La musica, in fondo, è la forma più naturale di catarsi.
