Maggio 16, 2026
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Il fitto cartellone di appuntamenti musicali che attende il Catania Summer Fest durante il mese di agosto si apre con un evento di punta. A battezzare il nuovo mese di musica live che allieterà l’estate etnea è, difatti, un classico assoluto del patrimonio cantautorale italiano come Francesco De Gregori. Ad attendere l’artista romano, è un pubblico perfettamente composto e l’aria che si respira nello spazio dell’Arena “Villa Bellini” e quello di una serata serena, ampiamente dedicata all’ascolto. L’impronta che De Gregori regala al concerto è, d’altra parte, caratterizzata dall’attribuzione di un potente stile narrativo. Prima di tutto, perché la successione delle canzoni portate sulla scena, suona di per sé come un lungo atto narrativo: lo stile del tutto originale della composizione artistica fa sì, infatti, che il concerto offra una lunga sequenza di pezzi di ‘racconto in musica’, esaltando quella cifra artistica che consente di riconoscere in De Gregori uno storyteller unico nel panorama della canzone italiana. Ma la serata sottolinea una propensione narrativa, anche nella misura in cui l’artista romano più volte si sofferma, prima delle esibizioni, a raccontare occasioni, situazioni e momenti che provengono da una lunga e brillante carriera musicale, ricordando specialmente alcuni momenti di ispirazione che stanno all’origine della generazione di certi suoi pezzi. A contraddistinguere la serata nel senso dello storytelling musicale è, peraltro, anche la scelta dei brani portati sul palco. De Gregori lo annuncia chiaramente all’inizio della serata: il concerto vuole essere anche l’occasione per conoscere una produzione artistica certamente non confinabile nel recinto di quei pezzi istintivamente riconosciuti dal pubblico come ‘greatest hits’. L’incontro musicale dà piuttosto spazio a una linea di canzoni probabilmente meno frequentate o meno al centro dell’attenzione del grande pubblico, ma tutte inconfondibilmente segnate da una ‘firma’ stilistica eccezionale. A salire in cattedra sono, allora, ancora una volta ‘storie musicate’ che restituiscono quadri narrativi singolari: da “Condannato a morte” a “Baci da Pompei”, da “La casa di Hilde” a “L’uccisione di Babbo Natale”. Ad impreziosire con un contributo assolutamente qualificante il valore del concerto è -come sottolinea lo stesso De Gregori – la natura al cento per cento live delle performances musicali: niente basi, niente supporti registrati, ma solo e soltanto una band di eccezionali musicisti che suona dal vivo ogni nota che proviene nativamente dal palco. Il live offerto da De Gregori conosce un momento straordinario e speciale, nel momento in cui l’artista si esibisce in Festival: la canzone dedicata alla storia tragica di Luigi Tenco, ricca di emozioni poetiche, e che vale anche come un tributo ideale alla sua memoria. De Gregori commenta di essere sostanzialmente coetaneo del noto Festival della canzone italiana; tutti e due classe ’51; ma praticamente due ‘separati alla nascita’. Il concerto è una riprova di tutto questo: l’arte musicale di De Gregori non è prodotto di massa; è altro: è letteratura, è racconto, è intreccio poetico, è verso musicale. Finalmente, il quadro assolutamente composto e, in verità, un po’ rigido della serata -assicurato da una sorveglianza puntuale della squadra dei servizi di security – si scioglie nelle battute conclusive: sulle note di “Buonanotte Fiorellino”, De Gregori invita il pubblico ad alzarsi ed a lasciarsi andare a passo di valzer. Ed è una bellissima conclusione che consente di alzare, per un momento, i toni della partecipazione e che offre un quadro finale di movimento, per salutare con il giusto calore un genio musicale e un classico assoluto della canzone italiana

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