Luglio 3, 2026
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Ci sono artisti che hanno scritto la storia della musica e continuano a guardare avanti. E poi ci sono quelli che la storia la stanno riscrivendo proprio adesso, mescolando jazz, elettronica, soul, rock, pop e club culture senza più preoccuparsi delle etichette. È dentro questo dialogo continuo tra tradizione e futuro che nasce JAZZ OPEN Modena, il debutto italiano di uno dei festival musicali più importanti d’Europa.

Dopo oltre trent’anni di successi a Stoccarda, dove ogni estate richiama più di 60.000 spettatori e ha ospitato artisti come Bob Dylan, Sting, Lenny Kravitz, Christina Aguilera, Herbie Hancock e Gregory Porter, il festival ideato e diretto da Jürgen Schlensog sceglie Modena per scrivere il primo capitolo della sua storia italiana.

Dal 13 al 18 luglio 2026, la città emiliana si trasforma in un grande palcoscenico diffuso. Non un semplice festival jazz, ma un’esperienza urbana costruita attorno alla filosofia “Jazz & Beyond”: partire dal jazz per arrivare ovunque.

Il cuore pulsante sarà Piazza Roma, con il profilo monumentale del Palazzo Ducale a fare da quinta scenica. Qui sorgerà un main stage di dimensioni internazionali — 29 metri di larghezza, 16 di altezza — progettato per ospitare grandi produzioni, spettacoli audiovisivi immersivi e concerti capaci di trasformare ogni serata in un evento diverso. Il parterre cambierà configurazione di volta in volta: platea, formula mista oppure completamente in piedi, quando sarà impossibile resistere alla tentazione di ballare.

La line-up riflette perfettamente lo spirito del festival.

L’apertura del 13 luglio mette insieme due autentiche istituzioni: Gregory Porter, una delle voci più autorevoli del jazz contemporaneo, e Diana Krall, artista che con la sua eleganza ha riportato il vocal jazz al centro della scena internazionale. Il giorno successivo arriva l’unica data italiana di Moby, figura chiave dell’elettronica moderna, capace di trasformare album come Play in opere che hanno cambiato il rapporto tra musica elettronica e cultura pop.

Il 15 luglio è la notte della contaminazione: Parov Stelar, inventore dell’electro swing, incontra l’energia travolgente dei MEUTE, la marching band tedesca che ha riscritto il linguaggio della techno sostituendo sintetizzatori con fiati e percussioni.

Il 16 luglio è il turno di Jamie Cullum, virtuoso capace di portare il jazz a una nuova generazione grazie a un linguaggio che attraversa pop e rock, affiancato dalla voce soul di Joss Stone, interprete che continua a incarnare la tradizione rhythm & blues con uno sguardo contemporaneo.

Il 17 luglio il festival guarda alla grande canzone italiana con Luca Carboni, protagonista di una carriera che attraversa oltre quattro decenni di musica, mentre il gran finale del 18 luglio è affidato all’unica data italiana di Jean-Michel Jarre, che nel pieno delle celebrazioni per i cinquant’anni di Oxygène porterà a Modena uno dei suoi spettacolari concerti immersivi tra laser, mapping architetturale, visual generativi e audio tridimensionale.

Ma JAZZ OPEN non si esaurisce nella grande piazza.

Il Baluardo, storico edificio della Cittadella, diventa il luogo dedicato al jazz nelle sue forme più pure e contemporanee. Qui si alterneranno artisti come Emma SmithFrancesca TandoiAndrea Sabatino, i britannici Mammal Hands, il pianista americano Aaron Parks e il chitarrista senegalese Hervé Samb, protagonista di un originale incontro tra improvvisazione jazz e tradizioni musicali dell’Africa occidentale.

Il terzo polo del festival è il Giardino Ducale Estense, dove gli Open Stages offriranno concerti gratuiti dedicati alla ricerca sonora e alle nuove contaminazioni. Saranno sei serate che attraversano elettronica, punk, ambient, songwriting, jazz contemporaneo e arti visive grazie ad artisti come Alex FernetR.Y.F.Sleap-eLaura AgnusdeiGodblesscomputers e C’Mon Tigre. Una programmazione realizzata insieme a Emilia-Romagna Music Commission per valorizzare la scena musicale regionale e sostenere i nuovi talenti.

È proprio questa capacità di mettere in dialogo linguaggi diversi a raccontare l’identità del festival. Le grandi star internazionali convivono con la nuova scena creativa, il jazz incontra la cultura elettronica, il patrimonio storico dialoga con tecnologie sceniche di ultima generazione.

JAZZ OPEN arriva a Modena portando con sé un modello che ha già dimostrato di funzionare in Europa anche fuori dal palco. Oltre il 20% del pubblico previsto arriva dall’estero e quasi la metà dei partecipanti raggiungerà la città da fuori regione, con un impatto concreto su turismo, ospitalità, commercio e servizi. È un festival che non porta soltanto concerti: genera movimento, relazioni e nuove occasioni per il territorio.

Per sei giorni Modena diventerà una città che si ascolta prima ancora di guardarsi. Un luogo dove il jazz non è una definizione, ma un’attitudine. Quella di chi continua a cercare nuove strade senza dimenticare da dove è partito.

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