Nella recensione di Giochi di gambe ci eravamo chiesti: “cosa ci aspettiamo da questo album?”. Proprio questo: che Schegge esprimesse un’estetica nichilista del quotidiano con ironia e malinconia. Ma è anche molto di più. È un disco poetico e reale, fatto di piccole istantanee e di rerum fragmenta (senza le petrarchiane vulgarium): una raccolta di schegge che oscillano tra malinconia e ironia, come una poetica crepuscolare postmoderna.
A tre anni da Gommapiuma, Giorgio Poi torna con un lavoro personale, scritto e suonato quasi interamente da sé, con la sola supervisione amichevole di Laurent Brancowitz dei Phoenix. Schegge, con un suono stratificato e internazionale e una scrittura ancora più nitida, lo consacra come uno dei migliori cantautori e polistrumentisti della scena italiana contemporanea.
«Sembrerebbe un epilogo, ma a pensarci bene non lo è. Piuttosto, è la condizione naturale di ogni cosa esistente». In questo universo caotico e in espansione, Giorgio Poi si muove con consapevolezza, ma anche con estrema delicatezza. È qui che entra in gioco il principio di Lavoisier: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. La frammentazione – suggerisce l’album – è necessaria per l’armonia ed è proprio nell’essere delle “schegge” che si può trovare sollievo. Schegge è un album che riflette sul concetto stesso di esistenza: il cambiamento come norma, la frammentarietà come condizione, il caos come origine.
In un certo senso, Giorgio Poi dà una forma a questo disordine attraverso nove brani cesellati e incastonati con precisione, intonati con quella voce limpida e riconoscibile. Ancora più che nei lavori precedenti, Schegge ha qualcosa di profondamente gozzaniano: versi pieni di immagini domestiche, di dolce malinconia e di ironia sottile. L’estetica dell’ordinario attraversa l’intero album, in cui immagini poetiche si alternano a quelle quotidiane. Nella stessa strofa ci sono “voci sincere che ci tengono a galla” e “pareti” dipinte di bianco con “sotto l’amianto” (Nelle tue piscine), o ancora “i fiori sui vulcani” e “i cinema nei centri commerciali” (Un aggettivo, un verbo, una parola).
L’album, infatti, si apre con Giochi di gambe, l’ultimo pezzo scritto ma il primo in scaletta: una canzone-manifesto che anticipa il perfetto binomio tra intensità e semplicità su cui sono costruiti tutti i brani. Segue Nelle tue piscine, dove l’acqua calma e sicura – e artificiale – delle “piscine” si contrappone alle “onde” del “mare” e dell’“oceano”, diventando allegoria di quello cui bisogna rinunciare per trovare la verità, che sia in una relazione o nella vita. Poi arriva Uomini contro insetti, la canzone più rappresentativa dell’album per la sua sperimentazione a livello compositivo: senza ritornello, è solo un flusso di considerazioni – di schegge – su amore, religione, famiglia e quotidiano. Tutta la terra finisce in mare, una visione serena dell’inesorabilità della fine, mostra come sia proprio la semplicità dell’inesorabilità stessa a renderla accettabile.
Giorgio Poi ha lavorato con grandissima precisione anche dal punto di vista musicale: gli arrangiamenti sono curati meticolosamente e ogni brano rappresenta una scheggia a se stante. In Les jeux sont faits, ad esempio, l’artista mantiene un’essenzialità voluta, accentuata da leggere influenze francesi. In Non c’è vita sopra i 3000 kelvin, invece è preponderante un groove di batteria, poi arricchito da un synth malinconico. La title track, come da sua tradizione, è uno strumentale e racchiude l’essenza dell’album: la semplicità di un giro armonico di pianoforte, accompagnato da un sintetizzatore, viene interrotta da modulazioni brevi e improvvise. È qui che l’essenza di Schegge si rivela: nella misura, nel dettaglio, nell’apparente semplicità.
Come Gozzano, Giorgio Poi sa che la bellezza abita nel quotidiano. E come Lavoisier, ci ricorda che il mondo è fatto di piccoli frammenti, ma che nulla si perde. Schegge è esattamente questo: una poetica della trasformazione, dove il senso si trova proprio nella singola scheggia. Ascoltarlo è come mangiare “un biscotto della fortuna che dice la verità, ma in modo gentile” (Delle Barche e i transatlantici). È la “voce sincera” (Nelle tue piscine) di Giorgio Poi, con il suo tono dolceamaro ed ironico, che ci accompagna “nel buio più cocciuto” (tutta la terra finisce in mare).
Schegge uscirà il 2 maggio per Bomba Dischi/Sony Music e verrà suonato dal vivo in un tour europeo seguito da uno italiano, nel quale sarà accompagnato da Ad accompagnarlo sul palco, come sempre, Matteo Domenichelli al basso, Francesco Aprili alla batteria e Benjamin Ventura alle tastiere.
Articolo a cura di: Emma Salone

Fin da piccola appassionata di cantautorato e, forse per questo, per me un bel testo viene prima di tutto. La musica, in fondo, è la forma più naturale di catarsi.
