Abbiamo voluto conoscerla un po’ meglio, facendole un po’ di domande sul suo modo di pensare l’arte, la musica, il mondo e… sé stessa.
Con un album d’esordio che ha incantato la critica internazionale, un’immaginario sonoro fuori dalle convenzioni e una sensibilità poetica sorprendente, Gia Ford è pronta a conquistare il pubblico italiano con il suo primo live nel nostro Paese, previsto per il debutto del Monitor Festival di Torino.
Voce profonda e malinconica, estetica tra il noir cinematografico e il glam decostruito, scrittura tagliente e compassionevole: GiaFord non è una semplice cantante, ma un’autrice di mondi emotivi complessi, che raccontano con delicatezza e intensità i volti dimenticati dell’esistenza umana.
Il debutto di Gia Ford, Transparent Things, uscito il 13 settembre 2024, ha conquistato la critica per la sua coesione sonora e narrativa, portando l’artista a esplorare universi americani contaminati da root-rock e sofisti-pop con testi ambigui e intensi. Basta dare un’occhiata alle testate professionali, per capire il mood positivo che c’è dietro questo nuovo esordio. La Line of Best Fit parla di “triumph of perseverance” e “artisticintegrity”, mentre Clash ne sottolinea la capacità di immergere l’ascoltatore in un “arazzo di figure tragiche, sinistre e meravigliose”. Americana UK evidenzia invece la voce vellutata e le liriche affilate, tra richiami a Sade e riff funk sorprendenti
Un affresco d’esordio che miscela atmosfere raffinate con frange oscure e personaggi marginali, anticipando una carriera solida e originale.
Abbiamo avuto l’opportunità di intervistarla in vista della sua attesissima esibizione torinese presso lo Spazio 211 estivo.
Buongiorno Gia, e grazie per l’opportunità di realizzare questa intervista. Sarà la tua prima volta a esibirti in Italia, all’interno della prima edizione del Monitor Festival di Torino. Cosa ti aspetti dal pubblico italiano?
Non ho assolutamente idea di cosa aspettarmi! Sono stata in Italia solo due volte, e ho un’ottima impressione del popolo italiano. Ho anche ricevuto alcune risposte positive online per la copertina di STYLE Magazine di cui ho fatto parte. Quindi penso che la performance sarà molto divertente.
Il tuo album Transparent Thing è uscito meno di un anno fa: sei soddisfatta dell’accoglienza ricevuta?
Sì, sono soddisfatta. È una cosa straordinaria sapere che persone in tutto il mondo ascoltano e apprezzano qualcosa che è nato dentro di te. Ovviamente spero che in futuro riceva ancora più attenzione, ma le recensioni che ha ricevuto sono state davvero bellissime da leggere per me.
Nel disco racconti storie di emarginati, persone ai margini della realtà sociale. In che modo queste storie ti rappresentano?
In quanto scrittrice, sei per natura un’emarginata; un occhio periferico. Quindi è naturale trovare un legame con questi personaggi. La spinta a scrivere, nella mia esperienza, nasce proprio da un senso di alienazione. Il che non vuol dire che io sia una reclusa o antisociale — anzi, al contrario. Sono sempre stata molto interessata alle persone e al perché siano fatte in un certo modo. Mi interessavano le cose o le persone che nessuno sembrava notare, e che esistono proprio come esisto io. L’omogeneità della società mi ha sempre un po’ rattristata. Era così che vedevo il mondo da bambina. A volte lo vedo ancora così, ma oggi in modo più sfumato. In ogni caso, credo che quel sentimento mi abbia profondamente segnato.
Oltre a essere una cantautrice, hai anche un’anima poetica. Da dove nasce la tua attrazione per la poesia breve? E ci sono poeti italiani che ti piacciono?
Mi piace leggere poesia e a volte ne scrivo, quando sono nello stato mentale giusto. È un’arte che richiede grande disciplina, e questo è qualcosa su cui sto cercando di migliorare nel lungo termine. Ma non direi di essere una poetessa. Non credo di essermi guadagnata una definizione del genere. Ci entro e ne esco, diciamo. Le poesie hanno una rigidità simile ai testi musicali: devi esprimere qualcosa in un tempo molto breve, entro i confini della forma. È una sfida, e il risultato può essere davvero interessante — a volte illuminante in un modo che la scrittura lunga non riesce a raggiungere. Probabilmente è stata Dickinson ad accendermi questa scintilla, quando la studiavo alle superiori.
Come vedi il mondo di oggi? I temi che canti sembrano molto legati alla realtà contemporanea.
Tutto esiste su una scala. C’è sempre stata grande bellezza, amore e positività accanto alla depravazione; al male che in qualche modo riusciamo a creare. Sarà sempre così, è la vita umana. Ma il mondo in cui vivo ora è così complicato. Credo che stiamo vivendo una crisi della verità — non sappiamo più cosa è reale. Non sappiamo come risolvere i problemi che ci si accumulano contro. Mi dispero molto spesso per quello che facciamo gli uni agli altri, e per l’umanità che viene annientata dall’avidità. È molto difficile vedere la luce quando così tante persone stanno soffrendo terribilmente. Sono ancora giovane, non pretendo di avere saggezza. Ma penso che, vivendo in una società capitalistica in fase avanzata, il potere e l’avidità vengano solo esacerbati, così come la sofferenza. E potrebbe solo peggiorare. Non lo so.
Tra le tue influenze musicali ci sono nomi celebri come Bowie e Fleetwood Mac, ma anche band di culto come i Can. Hai altri riferimenti meno “convenzionali”?
Oooh, qualsiasi cosa catturi il mio orecchio, davvero. Al momento sto attraversando la mia fase Scott Walker (una fase ben nota tra i musicisti… non so come abbia fatto a metterci così tanto ad ascoltarlo). Metallica potrebbe sorprendere… Sono completamente rapita da Linda Perhacs da un anno circa, e anche da Susan Sundfør, John Grant, Air… ce ne sono troppi da nominare.
C’è un sogno musicale che non hai ancora realizzato?
Tutto, in realtà. Sento di essere ancora solo all’inizio. Mi piacerebbe fare un tour in America e in Europa… suonare da Jools Holland, al Glastonbury, partecipare a più festival. Cantare con un’orchestra!
Quali sono le tue canzoni preferite da suonare dal vivo?
In realtà ho delle preferenze tra i miei figli, ahah! Adoro suonareEarth Return, Housewife Dreams of America e Don’t Drown Me Out.
E tra i giovani artisti contemporanei, chi ti colpisce di più?
Ci sono così tanti artisti brillanti in giro in questo momento. JalenNgonda è incredibile, Olivia Dean è una stella… Annahstasia… tutti artisti che definiscono un’epoca e che non fanno parte del solito ciclo musicale che suona tutto uguale. Amo anche il nuovo disco dei Fontaines D.C.
Gia Ford si esibirà a Torino venerdì 11 Luglio, all’interno del Monitor Festival, insieme a Maria Chiara Argirò, Yīn Yīn e a Arooj Aftab, portando sul palco il suo universo sonoro stratificato e le sue storie di fragilità luminosa. Un’occasione imperdibile per scoprire dal vivo una delle voci più originali e profonde della nuova scena internazionale, e una delle interessanti artiste che animeranno questa primissima edizione del nuovo Festival musicale ideato da Gianluca Gozzi.
Articolo a cura di: Stefano Carsen
