Giugno 25, 2026
DSC01322

C’è una categoria di artisti che sul palco cercano l’effetto speciale. E poi c’è Fulminacci, che continua a fare l’opposto: affidarsi alle canzoni. Ed è probabilmente questa la sua forza più grande.

Reduce da un periodo particolarmente intenso, segnato dalla partecipazione al Festival di Sanremo 2026 con Stupida Sfortuna, dal nuovo album Calcinacci e da una tournée che ne ha confermato la crescita artistica, il cantautore romano ha inaugurato il 23 giugno il suo tour estivo allo Sherwood Festival di Padova. Una partenza simbolica per una serie di date che lo porteranno nei principali festival italiani durante tutta la stagione.

Sul palco dello Sherwood, Fulminacci si presenta senza sovrastrutture. Nessuna ricerca ossessiva dell’impatto scenico, nessun artificio destinato a rubare la scena ai brani. Il concerto procede con una fluidità quasi disarmante, costruita su una scrittura che negli anni ha saputo trovare un equilibrio raro tra ironia, fragilità e osservazione del quotidiano.

La scaletta attraversa le diverse fasi del suo percorso, alternando i brani più recenti a quelli che hanno contribuito a costruire la sua identità artistica. Le canzoni scorrono una dopo l’altra mantenendo un filo narrativo coerente, mentre la band accompagna il racconto con arrangiamenti solidi e misurati, capaci di valorizzare ogni sfumatura senza mai appesantirla.

Fulminacci conserva quella spontaneità che lo rende immediatamente riconoscibile dal vivo. Dialoga con il pubblico, si concede pause, battute e momenti apparentemente improvvisati che contribuiscono a creare un clima di vicinanza anche all’interno di una cornice festivaliera. È una presenza scenica che non si impone con la spettacolarità, ma con l’autenticità.

Sotto il palco la risposta è costante. Le nuove canzoni vengono accolte con lo stesso entusiasmo dei brani più conosciuti, mentre cori e partecipazione accompagnano gran parte dello show. L’impressione è quella di assistere a un concerto in cui il pubblico non si limita a seguire l’artista, ma si riconosce nelle sue storie, nei personaggi e nelle piccole contraddizioni che popolano il suo universo narrativo.

In un panorama musicale spesso dominato dalla ricerca dell’immagine e della performance a tutti i costi, Fulminacci continua a distinguersi per una qualità sempre più rara: la capacità di costruire un rapporto diretto con chi ascolta. Lo Sherwood Festival conferma così il momento positivo di un autore che, senza clamore e senza scorciatoie, sta consolidando il proprio posto tra le voci più credibili e personali della nuova canzone italiana.

Photo Credit Giorgia Tresin

Lascia un commento

error: Questo contenuto è protetto!