Maggio 16, 2026
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I Franz Ferdinand sono tornati! E non si può dire in altro modo, per come l’album The Human Fear apre le porte al ritorno di una band che, nonostante il tempo che passa, riesce a incantare come il primo giorno. Appena si ascoltano le prime note di Audacious, la traccia d’apertura, si capisce subito che la magia è ancora intatta. Il gioco di riff, la voce di Kapranos che ti prende, l’ironia tipica e quell’inconfondibile spirito indie rock che ha caratterizzato la loro carriera: sono tutti elementi che ci fanno sentire come se non fosse mai passato il tempo.

La formazione scozzese, ora composta da Alex Kapranos, Bob Hardy, Audrey Tait, Dino Bardot e Julian Corrie, non ha mai perso la sua cifra stilistica. Anzi, con The Human Fear sembra quasi che il loro suono si sia affinato, maturato, pur rimanendo sempre fedele alle origini. Il disco arriva a sei anni di distanza da Always Ascending (2018) e, sebbene sia stato preceduto da un lungo periodo di silenzio, non sembra che la band abbia perso la sua carica. Anzi, The Human Fear è un’esplosione di energia, un mix di emozioni forti che partono dalla paura e arrivano a sfiorare l’audacia, con 11 tracce che non stancano mai, coinvolgendo l’ascoltatore dall’inizio alla fine.

Prodotto da Mark Ralph (già al lavoro su Right Thoughts, Right Words, Right Action del 2013), The Human Fear è un album che non ha paura di affrontare temi profondi e oscuri. La paura, infatti, è il fil rouge che lega tutte le canzoni, una forza che guida le azioni umane, un’emozione che può paralizzare o spingere all’azione. In Audacious, primo singolo estratto, Kapranos canta di una risposta audace davanti a un’esistenza che sembra sgretolarsi, un invito a non fermarsi di fronte alla paura, ma ad affrontarla con coraggio.

Il tema della paura, declinato in molteplici forme, è al centro di altre tracce: da Hooked e la paura di perdere il controllo, a The Birds, che esplora il timore del giudizio altrui, passando per The Doctor, che racconta l’angoscia di un paziente legato alla sua routine ospedaliera. Ma The Human Fear non è solo un’analisi psicologica della paura: c’è anche la voglia di superarla, di danzare sopra di essa. E la musica dei Franz Ferdinand è il veicolo perfetto per questa trasfigurazione: si spazia dal rock energico a suoni più elettronici e sintetici, passando per ballate più intime e riflessive.

Se l’album è pervaso da una certa malinconia, non manca anche quel lato spavaldo e sexy che ha sempre contraddistinto la band. Brani come Bar Lonely e Tell Me I Should Stay evocano il fascino dei locali anni ’70, con un mix di glamour e solitudine, mentre Night or Day (uno dei pezzi più coinvolgenti) esplora il tema dell’amore che rende la vita più sopportabile.

Ma non sono solo le atmosfere pop-rock a risaltare: in Black Eyelashes, Kapranos si lascia andare a una riflessione personale, ispirata da un suo viaggio in Grecia, con toni che sfiorano la musica balcanica, un richiamo alle sue radici familiari. Poi c’è la travolgente Build It Up, che invita a superare le paure e ad aprirsi agli altri. Ogni canzone ha il suo colore, il suo tono, ma il tutto si amalgama perfettamente, creando un disco che riesce a emozionare e divertire, a farci riflettere ma anche a farci ballare.

In chiusura, con The Birds, l’album sembra chiudersi su una riflessione sulla condizione umana, ma non in maniera cupa. I Franz Ferdinand, infatti, ci lasciano con una sensazione di energia positiva, come se la paura, pur essendo parte di noi, non ci debba mai fermare.

Insomma, The Human Fear è un ritorno che sapevamo di aspettare, ma che non ci aspettavamo così bello, così incisivo, così umano. I Franz Ferdinand, con il loro spirito indomito, sono tornati più in forma che mai, e ne avevamo davvero bisogno.

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