“La Miseria“ segna il debutto solista di Luca Romagnoli, noto per il suo ruolo di frontman nei Management (del dolore Post-Operatorio). Uscito il 6 dicembre 2024 per La Tempesta Dischi, l’album si configura come un concept album che esplora la miseria umana e sociale attraverso 10 tracce (più una versione doppia di “Perdere”)
Musicalmente, La Miseria fonde indie, acustico ed elettronica, arricchita da effettistica sofisticata, loop vocali e voci fuori campo che amplificano la narrazione. Le undici tracce si configurano come poesie sonore, portatrici di una denuncia sociale e di una rabbia che rispecchia anche la nostra
Il disco nasce da un incontro creativo con il musicista Fabrizio Cesare, che ha portato Romagnoli a riflettere sulla miseria come metafora della nostra società:
I testi affrontano temi come l’alienazione, la superficialità dei social media, la ricerca incessante di desideri materiali e la critica alla società consumistica. Romagnoli denuncia una realtà in cui le persone lottano per la propria schiavitù come se stessero lottando per la propria libertà
In questa intervista, Luca Romagnoli ci guida attraverso il suo viaggio solista in La Miseria, un’opera che sfida le convenzioni e invita alla riflessione sulla condizione umana e sociale. Con uno stile diretto e una narrazione intensa, Romagnoli esplora le contraddizioni della nostra epoca, offrendo uno spunto di riflessione sulla miseria che permea la nostra società.
Dopo anni di carriera con i Management del Dolore Post-Operatorio, cosa ti ha spinto a intraprendere questo percorso solista?
Con i Management ci siamo presi due anni di pausa, ed io ho troppo tempo libero che non voglio impegnare in attività che non mi riempiono il cuore. Quindi ho deciso di fare ricerca, viaggiare in altri mondi.
Nel tuo disco parli di “rallentare il metronomo della tua emotività”. Come hai vissuto questo processo di introspezione?
Ho imparato tante cose, sono anche guarito da alcune fragilità, perché le ho dovute affrontare da solo, guardandomi dentro.
Mi sono fatto piccolo per entrare dentro di me a vedere che cosa c’era, e ritrovarmi a mettere a posto le criticità. Qualcosa di simile a ristrutturare una casa.
Hai dichiarato di esserti “messo sotto uno strato di ghiaccio”. Cosa intendi con questa immagine?
Che non me ne fregava niente di lasciarmi guardare, ammirare, acclamare da questo mondo di numeretti. Mi sono messo sotto il ghiaccio per proteggere nel tempo quello che ho avuto bisogno di cristallizzare nel disco.
“La Miseria” è un concept album che esplora la miseria contemporanea. Qual è il messaggio principale che desideri trasmettere attraverso questo lavoro?
Il messaggio principale è uno: il contrario della miseria non è la ricchezza, ma la poesia.
Il brano “Perdere” affronta il tema delle assenze e del tempo che scorre. Come è nato questo pezzo e quale significato ha per te?
All’inizio immaginavo una versione rabbiosa del brano. Poi mi sono reso conto che sussurrando potevo far detonare queste emozioni.
Hai collaborato con Fabrizio Cesare per la produzione dell’album. Come è stato lavorare insieme e quale ruolo ha avuto nella realizzazione del progetto?
Fabrizio Cesare è stato fondamentale, molto semplicemente perché ha scritto, prodotto, arrangiato e suonato tutte le musiche del disco. Questo disco appartiene a lui tanto quanto appartiene a me.
Il disco presenta influenze che spaziano dall’indie all’elettronica. Come descriveresti il sound di La Miseria e quali sonorità ti hanno ispirato?
Abbiamo fatto tutto il possibile per rimanere lontani da qualsivoglia ispirazione. Se poi è venuta naturale, ben venga, evidentemente faceva naturalmente parte del nostro bagaglio musicale e culturale, e quindi è entrata insieme a noi, delicatamente, nelle canzoni.
Il tour di presentazione ha portato il tuo progetto in diverse città italiane. Quali emozioni hai provato nel condividere queste canzoni con il pubblico?
Il lavoro che ho fatto con Fabrizio e con la band per portare in giro il disco è stato molto importante, inoltre suono con due musicisti incredibili (Pier Blasioli e Vik Di Santo) che hanno messo a disposizione tutte le loro competenze musicali e tecniche per la riuscita del live. Il pubblico è stato incredibile, si sono creati momenti di vera condivisione poetica. Cose d’altri tempi.
In un’epoca in cui tutto sembra essere “condiviso” e “misurato”, come vedi il ruolo dell’artista nell’affrontare temi profondi e personali?
Bisogna stare molto attenti a non scambiare il lavoro pubblicitario che siamo costretti a fare sui social, con l’opera che vogliamo presentare.
Sono dell’idea che l’opera d’arte debba passare attraverso di noi senza appartenerci troppo, sono convinto che dobbiamo essere da tramite per l’ispirazione e non il suo fine ultimo. Parlare di noi soltanto per il bisogno di sfogarsi, è un meccanismo che appartiene al pettegolezzo.
Hai parlato di “persone che lottano per la propria schiavitù come se stessero lottando per la propria libertà”. Cosa intendi con questa riflessione?
Siamo noi che ci affanniamo ad urlare, ad alzare le braccia per dire “ci sono”, a fotografarci per dire “esisto”, a comportarci come manichini umani, ad uso e consumo degli sponsor, per credere di essere dalla parte giusta della storia. Siamo le pedine del capitale, degli imprenditori, del potere di questa dittatura del comico.
Guardando al futuro, quali sono i temi o le emozioni che desideri esplorare nei tuoi prossimi lavori?
La situazione a livello globale è diventata così violenta e paradossale che sento il bisogno di raccontare l’orrore che vedo. O forse è più giusto il contrario, mi sembra ridicolo parlare d’altro, parlare di sciocchezze o delle mie fragilità da privilegiato, mentre il mondo affoga nel sangue e nell’immondizia.
Un libro che ti ha ispirato recentemente?
“Perché non è già tutto scomparso?” (Jean Baudrillard)
Un luogo che senti particolarmente significativo per la tua musica?
L’Abruzzo, il luogo dove vivo, la mia provincia. Il ritmo lento, le amicizie secolari, le cose vere, in contrapposizione alle “non cose”.
Un sogno musicale che vorresti realizzare?
Cantare fino all’ultimo giorno della mia vita.
Il videoclip di Perdere: https://youtu.be/xKb8EnCeVhg?si=xbr_kyRed6PcjysQ
Il videoclip di Bi Emme vù: https://youtu.be/oBsUfiToevY?si=hF8_VhWFV4TBiwtZ

Dalla sicilia con furore (come una Bruce Lee della musica), trasportata da tutte le note del pentagramma in tutto quello che è musica. Mi troverai sempre sottopalco.
