Ottobre 21, 2026
OIP

All’O2 Shepherd’s Bush Empire, il cantautore bolognese Cesare Cremonini presenta Amateur a Londra: nuove sonorità, collaborazioni internazionali e la voglia di reinventarsi. Il disco esce il 23 ottobre.

LONDRA, 20 OTTOBRE 2026 — Ci sono momenti, nella carriera di un artista, in cui il successo smette di essere una conquista e rischia di diventare una gabbia. Hai imparato a riempire gli stadi, conosci il peso delle aspettative, sai come si costruisce uno spettacolo capace di trasformare migliaia di persone in un unico coro. Eppure, a un certo punto, può tornare una domanda che credevi di esserti lasciato alle spalle: che cosa succede se ricominci da zero?

Cesare Cremonini ha scelto di portarsela fino a Londra.

Il 20 ottobre, all’O2 Shepherd’s Bush Empire, storico teatro della musica dal vivo londinese, il cantautore bolognese ha presentato Amateur, il nuovo album di inediti in uscita il 23 ottobre. Una scelta che ha il sapore di una dichiarazione d’intenti: tornare nel luogo in cui il disco ha preso forma, allontanarsi dalla dimensione monumentale degli stadi e riportare al centro ciò che viene prima dei numeri, delle classifiche e del personaggio pubblico. Le canzoni.

Non una fuga dal passato, ma un tentativo di attraversarlo senza restarne prigioniero.

La libertà di non avere più niente da dimostrare

La parola Amateur contiene un paradosso interessante. In un’industria che misura il valore attraverso i risultati, l’aggettivo amatoriale sembra quasi una provocazione. Ma la sua origine rimanda a qualcosa di molto più semplice: chi fa una cosa perché la ama.

È da qui che Cremonini sembra voler ripartire. Dopo quasi tre decenni di carriera, dagli esordi irresistibili dei Lùnapop alla trasformazione in uno dei protagonisti del pop italiano, la sua nuova sfida non consiste nell’alzare ancora l’asticella dello spettacolo. Consiste nel rimettere in discussione il modo stesso di fare musica.

La scelta di Londra non è un dettaglio geografico. Amateur è nato anche negli Studio 13, lo studio legato a Damon Albarn, in una città che da decenni permette a generazioni di musicisti di incontrarsi, contaminarsi e cambiare direzione. Qui Cremonini ha lavorato con strumentisti internazionali, lasciando spazio a un suono che guarda oltre i confini del pop italiano.

Il risultato è un progetto che porta con sé una domanda precisa: quanto bisogna rischiare per continuare a essere autentici?

Presentare un disco in una città che non ti appartiene, davanti a un pubblico che non è necessariamente il tuo, significa rinunciare almeno in parte alla sicurezza di casa. Cremonini ha scelto di mettersi alla prova in un contesto internazionale, riportando l’attenzione sull’album e sulla sua identità musicale.

Una band, non un monumento

Per la serata londinese, Cremonini ha scelto una formazione internazionale e una dimensione dal vivo capace di valorizzare gli arrangiamenti del nuovo lavoro. Tra i protagonisti c’è Donny McCaslin, sassofonista statunitense noto anche per il contributo a Blackstar, l’ultimo album di David Bowie.

La sua presenza è un indizio della direzione musicale cercata da Cremonini: un dialogo tra scrittura pop, improvvisazione, ricerca sonora e libertà esecutiva. Un modo di intendere il palco come luogo di trasformazione, dove le canzoni non devono necessariamente riprodurre ciò che è già stato registrato.

Ed è proprio qui che Amateur sembra trovare il suo senso più interessante. Non nell’idea di cancellare tutto ciò che è venuto prima, ma nella possibilità di rimettere ogni certezza sul tavolo e vedere che cosa succede quando i musicisti iniziano a suonare.

Cremonini conosce bene la macchina del grande spettacolo. Stavolta, però, il punto non è dimostrare di saperla guidare ancora. È capire quanto possa essere sorprendente scendere dalla macchina e mettersi nuovamente in cammino.

Salmo, Fabri Fibra e Malika Ayane: le alleanze inattese

Se c’è un elemento che racconta il desiderio di cambiamento di Amateur, è la squadra di artisti coinvolti nel progetto.

La collaborazione con Salmo, presente nella title track, mette in contatto due personalità musicali apparentemente lontane. Da una parte il gusto melodico e la vocazione narrativa di Cremonini; dall’altra l’energia del rap e un immaginario che non ha paura di urtare. Non un semplice incontro tra generi, ma la possibilità di creare una tensione nuova.

Anche Fabri Fibra e Malika Ayane contribuiscono a questa geografia di incontri. In Paparazzi, Fibra interviene con una strofa che amplia la forma del brano, mentre Malika presta la propria voce a Cose molto piccole. Presenze diverse, capaci di portare nel disco prospettive che non coincidono necessariamente con quelle del suo autore.

Questi incroci rappresentano una delle dimensioni più stimolanti del progetto. La musica diventa il luogo in cui la ricerca di Cremonini si misura con altre identità artistiche, lasciando che linguaggi e sensibilità differenti entrino in relazione.

Il punto non è dimostrare che tutto possa convivere con tutto. È accettare che l’incontro possa cambiare il risultato finale.

E forse è proprio questo il lusso di un artista che ha già raggiunto molto: potersi permettere di non avere sempre l’ultima parola.

Il fantasma del successo

C’è un tema che attraversa idealmente Amateur: il rapporto tra l’artista e il personaggio che il successo costruisce intorno a lui.

La fama richiede una forma riconoscibile. Il pubblico vuole ritrovare ciò che ama, l’industria tende a premiare ciò che funziona, mentre ogni nuova canzone rischia di essere giudicata in relazione a quelle che l’hanno preceduta. È un meccanismo comprensibile, ma può diventare soffocante.

Cremonini conosce questa contraddizione dall’interno. È passato dall’essere la voce di una generazione con 50 Special e …Squérez? al costruire una carriera solista capace di attraversare stagioni musicali differenti. Ha cambiato pelle più volte, senza rinunciare alla capacità di scrivere melodie che restano nella memoria.

Ora la sfida sembra essere un’altra: liberarsi dall’obbligo di confermare continuamente l’immagine di sé.

Anche Sig, il personaggio dal teschio dorato associato al nuovo progetto, si inserisce in questo discorso. Non soltanto un elemento estetico, ma una rappresentazione dell’ambizione, dell’ego e delle contraddizioni che accompagnano la ricerca del successo.

Perché il successo non è necessariamente il nemico della libertà. Ma può diventarlo quando si comincia a lavorare soltanto per conservarlo.

Londra come punto di ripartenza

La capitale britannica ha sempre avuto un rapporto speciale con le metamorfosi musicali. Qui il rock ha trovato alcuni dei suoi palcoscenici più iconici, le scene si sono mescolate e gli artisti hanno imparato che cambiare linguaggio può essere un modo per restare fedeli a se stessi.

Lo Shepherd’s Bush Empire, con la sua storia e la sua dimensione raccolta rispetto alle arene contemporanee, offre a Cremonini una cornice coerente con questa idea. Non la celebrazione definitiva di una carriera, ma una parentesi in cui il nuovo repertorio può essere ascoltato per quello che è: un lavoro pronto a raggiungere il pubblico.

C’è qualcosa di significativo nel presentare un album a pochi giorni dalla sua uscita. Le canzoni non hanno ancora avuto il tempo di sedimentarsi, di essere adottate dagli ascoltatori, di diventare ricordi condivisi. Sono ancora possibilità aperte.

È una condizione che restituisce all’artista una parte dell’incertezza degli inizi. E forse è proprio questa la sensazione che Cremonini sta cercando: non l’innocenza impossibile di chi non ha mai conosciuto il successo, ma la curiosità di chi sa che il percorso non è concluso.

Il futuro non è una replica del passato

Amateur arriverà nei negozi e sulle piattaforme il 23 ottobre. Poi ci sarà il ritorno in Italia, con l’Amatour, che porterà Cremonini nei palasport a partire dal 24 novembre, con la data zero di Ancona.

È facile immaginare che il nuovo album finirà presto dentro la macchina del tour, tra luci, grandi produzioni e cori collettivi. Ma Londra sembra aver posto una questione che va oltre la dimensione dei concerti: come si continua a evolvere quando si è già diventati un punto di riferimento?

La risposta non sta necessariamente nella rottura radicale, né nella rincorsa a un suono nuovo a ogni costo. Sta nella disponibilità a rimettersi in ascolto, a lavorare con persone diverse, a lasciare che una canzone prenda una strada che non era stata prevista.

Cremonini non deve dimostrare di poter diventare un altro artista. Deve soltanto concedersi la possibilità di non essere sempre lo stesso.

È questa, in fondo, la scommessa di Amateur: recuperare il piacere di fare musica prima ancora di sapere che cosa diventerà. Accettare il rischio di sbagliare, di sorprendere, persino di deludere qualche aspettativa.

Perché la libertà artistica non coincide con l’assenza di un pubblico. Coincide con la possibilità di non lasciare che sia il pubblico a scrivere in anticipo il finale.

A Londra, Cremonini ha rimesso in discussione la propria storia senza rinnegarla. Ha scelto una città nuova per raccontare una musica nata anche lì, ha chiamato accanto a sé artisti di mondi diversi e ha riportato la propria carriera davanti a una domanda essenziale.

Quante volte si può ricominciare?

Finché si ha ancora voglia di scoprire qualcosa, probabilmente, non esiste un numero definitivo.

E forse il vero lusso, per uno che ha già imparato a riempire gli stadi, è tornare a sentirsi un principiante. Non perché abbia dimenticato quello che sa fare, ma perché non vuole smettere di imparare.

Benvenuti nell’era Amateur.

Lascia un commento

errore: Questo contenuto è protetto!