Luglio 3, 2026
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Ci sono dischi che sembrano nascere da un piano preciso e altri che danno l’impressione di essersi materializzati seguendo una logica tutta loro. 26, il nuovo EP di Ele A, appartiene decisamente alla seconda categoria. Sette tracce, poco meno di venti minuti, e una coincidenza che sembra quasi scritta dal destino: il titolo, la data e il giorno dell’uscita si incastrano alla perfezione. Un dettaglio curioso per un progetto che, in realtà, trova la propria forza proprio nell’istinto, nella spontaneità e nel rifiuto di qualsiasi ricerca della perfezione.

L’impressione, fin dal primo ascolto, è quella di un’artista che ha deciso di alleggerirsi di ogni aspettativa. Quelle del mercato, che d’estate vorrebbe singoli costruiti per rincorrere le playlist. Quelle di un’industria che continua a chiedere alle rapper di dimostrare continuamente la propria credibilità seguendo codici ben precisi. E anche quelle, più sottili, che arrivano dallo sguardo degli altri e finiscono inevitabilmente per diventare le proprie.

Se nei lavori precedenti si intuiva già una progressiva apertura, 26 rappresenta un ulteriore passo avanti. Ele A lascia emergere una versione di sé più diretta, meno filtrata, capace di convivere con fragilità e contraddizioni senza cercare di addolcirle. Anche la produzione di Disse accompagna questa direzione: beat ruvidi, nervosi, figli di un immaginario underground contemporaneo che non viene inseguito per tendenza, ma perché sembra il linguaggio più naturale per raccontare questo momento artistico.

Lontano dalla retorica della vita in tour fatta solo di adrenalina e applausi, l’EP si concentra invece su ciò che resta quando il palco si svuota. Le ore trascorse in viaggio, la distanza da casa, il silenzio dopo i concerti, il peso dei pensieri quando l’euforia lascia spazio ai dubbi. Nelle sue barre trovano spazio la nostalgia, la difficoltà di dare un nome al proprio malessere, la fatica di chiedere aiuto e quella domanda che ritorna spesso nei momenti più complicati: è il mondo a essere diventato più pesante o siamo noi a guardarlo con occhi diversi?

26 non pretende di offrire risposte definitive. Piuttosto fotografa uno stato d’animo, accetta l’incompletezza e trasforma l’incertezza in una cifra stilistica. Ed è proprio questa la sensazione che rimane alla fine dell’ascolto: più qualcuno proverà a definire cosa Ele A dovrebbe essere, più lei continuerà a muoversi nella direzione opposta. Ed è probabilmente questa la sua forma più autentica di libertà.

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