Agosto 31, 2026
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Al Foro Festival, Levante attraversa il suo repertorio, fa cantare il pubblico e presenta in anteprima “Ruggine”, un brano che guarda al futuro. E dal palco arriva anche una riflessione controcorrente: oggi la musica ha bisogno di tornare a essere ascoltata, non semplicemente consumata.

Carmagnola, domenica sera. La Fiera del Peperone è nel pieno della sua festa, la piazza è affollata e al Foro Festival arriva Levante con il suo Dell’amore Tour. È una di quelle serate in cui il concerto non è soltanto un appuntamento musicale, ma diventa parte di un rito collettivo: gente che arriva, si incontra, aspetta, canta. E quando le luci si accendono sul palco, il pubblico è pronto.

Levante entra in scena e porta con sé i pezzi del nuovo album all’interno di un repertorio che negli anni è diventato una sorta di colonna sonora condivisa. Basta poco perché la piazza riconosca le prime note. “Alfonso”, “Pezzo di me”, “Vivo” sono tra i momenti in cui la partecipazione diventa più forte: il pubblico canta, accompagna la voce dell’artista e restituisce alle canzoni una vita propria.

È forse questo il segreto di un concerto di Levante: le sue canzoni non appartengono più soltanto a chi le ha scritte. Nel momento in cui vengono cantate da centinaia di persone diventano ricordi, storie personali, frammenti di vite diverse che per qualche minuto finiscono nello stesso posto.

Ma quello di Carmagnola non è soltanto un viaggio nel passato. Levante guarda anche avanti e dal palco racconta la direzione che sta prendendo il suo percorso musicale. Una direzione che passa dalla scelta di pubblicare singoli invece di concentrare tutto in un nuovo album, che comunque uscirà ad Ottobre.

Una scelta che, in un’epoca dominata dalla velocità, ha quasi il sapore di una provocazione.

La musica oggi corre. Le uscite si susseguono, le playlist cambiano continuamente, l’ascolto si misura in numeri e spesso una canzone ha pochi secondi per riuscire a catturare l’attenzione. Levante sceglie invece di rallentare. Perché una canzone, dice, ha bisogno di essere ascoltata davvero. Ha bisogno di tempo. Va lasciata crescere, compresa, assaporata. Va “masticata”, proprio come accade quando un pezzo viene costruito lentamente.

È un’idea quasi artigianale della musica, che sembra andare nella direzione opposta rispetto alle logiche del mercato attuale. Prima della quantità viene la canzone. Prima della velocità viene l’ascolto.

E proprio in questa prospettiva arriva anche “Ruggine”, il nuovo brano che Levante ha voluto anticipare al pubblico di Carmagnola. Un piccolo assaggio di quello che verrà, un frammento di futuro inserito dentro una serata costruita sulla memoria.

Il contrasto è interessante: da una parte ci sono le canzoni che il pubblico conosce e canta dall’inizio alla fine, dall’altra un brano nuovo che deve ancora trovare il proprio spazio nella memoria collettiva. È il passaggio naturale di ogni artista: continuare a raccontarsi senza rinunciare a ciò che ha costruito.

E il pubblico di Carmagnola risponde. Lo fa soprattutto quando arrivano i brani più conosciuti, quelli che hanno fatto entrare Levante nella vita di un pubblico sempre più ampio. Ma ascolta anche quando la cantautrice presenta la sua musica più recente e racconta quello che sta arrivando.

La serata, però, ha avuto una nota meno positiva, ed è quella dell’audio. In diversi momenti la musica è risultata troppo presente rispetto alla voce, finendo per coprire parte delle parole. Per chi conosce già i brani il problema è stato relativo: le parole sono nella memoria e basta poco per anticiparle o completarle. Per chi invece si avvicina per la prima volta alla musica di Levante, soprattutto ai pezzi nuovi, la situazione è stata più complicata. E proprio in un concerto in cui le parole hanno un peso così importante, è un limite che si è fatto sentire.

Per il resto, quello di Carmagnola è stato un concerto partecipato, capace di mettere insieme passato e futuro. Le canzoni che hanno reso Levante una delle voci più riconoscibili del pop d’autore italiano hanno incontrato quelle che stanno ancora cercando la propria strada.

E forse il messaggio più interessante della serata è proprio quello affidato alle parole dell’artista: rallentare.

In un mondo che chiede continuamente qualcosa di nuovo, Levante sembra voler restituire valore a ciò che resta. Una canzone non è un contenuto da far scorrere sullo schermo e dimenticare pochi secondi dopo. È qualcosa che richiede attenzione, ascolto e tempo.

Proprio come un sapore che non si può inghiottire in fretta.

A Carmagnola, mentre la piazza festeggiava il suo peperone, Levante ha chiesto al pubblico di fare una cosa apparentemente semplice ma oggi quasi rivoluzionaria: fermarsi ad ascoltare.

E mentre la gente cantava “Alfonso”, “Pezzo di me” e “Vivo”, sul palco prendeva forma anche qualcosa di nuovo.

La musica di Levante, insomma, continua a cambiare. Ma senza fretta.

Articolo a cura di Angela Todaro

Photo Credit Elisabetta Canavero

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