Giugno 30, 2026
PR-PJ-Harvey

Ecco una rielaborazione in stile Rockol: tono giornalistico, fluido e informativo, evitando però la riproduzione troppo fedele del testo originale.

PJ Harvey inaugura una nuova fase del suo percorso artistico con “Voyager”, il singolo che anticipa il prossimo album e prende ispirazione dalle celebri sonde spaziali della NASA lanciate tra gli anni Settanta e Ottanta.

Il brano nasce da un’immagine precisa: immaginare cosa racconterebbe la sonda Voyager se potesse parlare. Un’idea che l’artista britannica ha sviluppato mentre lavorava al nuovo disco e che ha trovato una nuova direzione dopo l’invito del fisico, divulgatore e musicista Brian Cox, che le ha chiesto una composizione per il suo spettacolo Emergence.

Harvey ha spiegato di essere da tempo affascinata dalla storia delle missioni Voyager e dal loro viaggio oltre i confini del Sistema Solare. Dopo aver fatto ascoltare a Cox una prima versione del brano, il collegamento con le sonde è apparso subito naturale: da lì il pezzo si è evoluto fino alla veste definitiva, arricchita da un accompagnamento orchestrale firmato insieme al compositore Dario Marianelli.

La registrazione è avvenuta ai Miraval Studios, in Provenza, con il supporto di un’orchestra. Secondo la cantautrice, gli arrangiamenti hanno ampliato il respiro della composizione, valorizzandone il carattere evocativo.

Nel testo trovano spazio anche riferimenti a Carl Sagan, lo scienziato che contribuì alla realizzazione del Voyager Golden Record, il messaggio destinato a eventuali civiltà extraterrestri, e alla celebre espressione Pale Blue Dot, con cui descrisse la Terra osservata da miliardi di chilometri di distanza in una storica fotografia scattata dalla Voyager 1.

Ad accompagnare l’uscita del singolo c’è anche un videoclip diretto dallo stesso Brian Cox, che traduce in immagini l’immaginario cosmico e contemplativo della canzone.

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